Storie Web venerdì, Settembre 25

Il “sistema” di penetrazione

Il sistema di penetrazione, del resto, non segue un solo canale. In Italia Mosca può fare leva sugli ambienti filorussi e sull’associazionismo russo, su singoli soggetti con una chiara postura pro-russa e, come visto, su blogger e influencer finanziati direttamente e, in alcuni casi, ospitati anche in territorio russo. Poi c’è il livello più opaco: profili non immediatamente riconducibili alla Federazione, utilizzati per penetrare ambienti di interesse informativo, soprattutto nei contesti della Difesa e della Nato.

Il fronte cyber

Sul fronte cyber la capacità di individuazione e contrasto è cresciuta. Nell’ultimo anno gli attacchi hanno puntato sia allo spionaggio, con particolare attenzione al Governo e ai ministeri, sia a rendere inutilizzabili i sistemi colpiti. Non sempre queste operazioni possono essere attribuite direttamente al Cremlino. In diversi casi entrano in scena «cyber-gang di tipo hacktivist»: attivisti che, secondo le analisi, sono in realtà legati a doppio filo con il servizio segreto di Mosca.

Flussi migratori

C’è poi un altro fronte, emerso con forza a Ceuta, nell’enclave spagnola in Marocco: usare anche i flussi migratori come strumento di pressione. La crisi della scorsa estate, con oltre 50mila migranti ammassati verso Ceuta, è stata letta da analisti e istituzioni europee come un’operazione di guerra ibrida e cognitiva, alimentata e amplificata dalla disinformazione russa. Sui social, canali legati al Cremlino hanno fatto circolare false informazioni: dall’asilo automatico che sarebbe stato concesso dalla Commissione europea fino all’impossibilità di espellere chi fosse riuscito a raggiungere Ceuta a nuoto. Messaggi che hanno agito da «fattore di attrazione», spingendo migliaia di persone verso l’enclave.

È esattamente uno degli scenari sui quali l’intelligence italiana ha acceso da tempo un faro. La migrazione irregolare non viene più letta soltanto come un fenomeno da governare alle frontiere, ma anche come una leva che attori ostili, statuali e non statuali, possono utilizzare per esercitare pressione geopolitica su altri Paesi.

La guerra ibrida, in questo caso, corre su due piani. Quello cognitivo: disinformazione, bot gestiti dall’intelligenza artificiale, amplificazione artificiale di contenuti destabilizzanti, campagne capaci di condizionare l’opinione pubblica e logorare la fiducia nelle istituzioni. E quello materiale: concentrare la pressione migratoria su un Paese fino a produrre tensioni sociali, crisi umanitarie e difficoltà nella gestione amministrativa. Il flusso migratorio diventa così qualcosa di più di una conseguenza delle crisi: nelle mani di un attore ostile può trasformarsi in uno strumento per crearne di nuove.

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