NEW DELHI – Nel primo trimestre dell’anno l’economia giapponese è cresciuta più rapidamente del previsto spinta da esportazioni, investimenti e consumi, e grazie al fatto che l’impatto dello shock energetico causato dalla guerra in Iran sarà avvertito appieno solo nella prossima rilevazione.
Tra gennaio e marzo il prodotto interno lordo della quarta economia mondiale è aumentato del 2,1% su base annualizzata, superando la previsione mediana del mercato (+1,7%) e il rialzo dello 0,8% registrato nel trimestre ottobre-dicembre. Il Giappone, diversamente da altri Paesi asiatici, pubblica i dati del Pil su base annualizzata, proiettando quindi sull’intero esercizio fiscale il dato registrato durante il trimestre di riferimento.
Le scelte della Bank of Japan
I numeri del Pil saranno uno dei fattori chiave che la Bank of Japan (BoJ) analizzerà per determinare se l’economia sia abbastanza robusta da poter assorbire un aumento dei tassi d’interesse già dal prossimo mese. I tassi sono fermi allo 0,75% dallo scorso dicembre, ma nel corso dell’ultima riunione del policy board, tre membri su nove si sono schierati per un aumento di 25 punti base.
Si tratta della spaccatura più netta da quando l’attuale governatore, Kazuo Ueda, è alla guida della BoJ. Lo scorso marzo c’era stata una sola voce dissenziente rispetto alla decisione di non alzare il costo del denaro. Per trovare un board più diviso (5 contro 4) bisogna andare indietro nel tempo fino al 2016, quando la BoJ si avventurò nel territorio dei tassi negativi.
Negli ultimi mesi il governo della premier Sanae Takaichi ha messo pressione sulla banca centrale perché la politica monetaria rimanga accomodante, ma i mancati rialzi dei tassi d’interesse si stanno riverberando, assieme agli aggressivi programmi di spesa dell’esecutivo, sullo yen. La valuta giapponese viaggia da giorni vicino a quota 160 contro il dollaro, contribuendo all’accelerazione dell’inflazione in un momento in cui le quotazioni del greggio sono molto elevate.






