Storie Web lunedì, Agosto 10

L’ondata di euforia che continua a permeare i mercati azionari dopo la grande sbandata seguita allo scoppio delle ostilità in Medio Oriente non poteva che gonfiare anche i portafogli degli investitori. Preso nel suo insieme, pur con il suo tasso di volatilità inevitabilmente accentuato dalle vicende che condizionano lo scenario geopolitico globale, il primo semestre del 2026 si è chiuso infatti con il miglior risultato da sette anni a questa parte per i fondi commercializzati in Europa, Italia compresa.

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Gli arrembanti mesi che si sono susseguiti da aprile alla fine di giugno hanno permesso di ribaltare la situazione che si era creata nei primi tre difficili mesi dell’anno e la conferma arriva dai dati contenuti nel rapporto pubblicato da Tosetti Value, uno dei principali multi-family office in Europa, che passa in rassegna i rendimenti e i costi di tutti i prodotti Ucits distribuiti in almeno un Paese europeo, classificati long-term fund, attivi e passivi (esclusi gli Etf) e gestiti dalle prime 250 società in ordine di grandezza di patrimonio. Il bilancio semestrale rivela infatti un guadagno medio ponderato fra le case d’investimento presenti sul Continente pari al 9,2%, inferiore di appena pochi decimi a quanto raggranellato nella prima metà del 2019, anno di riscossa per i mercati finanziari che gli investitori ancora ricordano.

La spinta dell’azionario

Il fatto che a premere sull’acceleratore in questi ultimi mesi sia stato appunto il mondo delle Borse mette in testa alla classifica due gestori con un’esposizione all’azionario quasi completa come il fondo di previdenza pubblico svedese Sjunde e Northern Trust, che in modo non certo sorprendente chiudevano invece la classifica a fine marzo, oltre a uno specialista delle gestioni attive quale Robeco. Almeno una dozzina sono tuttavia le case di investimento ad aver garantito nel semestre ai clienti rendimenti a doppia cifra, fra loro anche i colossi BlackRock e Vanguard, a riprova di una capacità diffusa di intercettare le tendenze favorevoli di mercato.

Il «ritardo» degli italiani

L’Italia, come di consueto in simili situazioni, è costretta a inseguire a causa soprattutto della differente distribuzione degli investimenti e di una quota destinata alle azioni che, pur in crescita, continua a rimanere quasi dimezzata rispetto al resto d’Europa (28,1% contro 54,7%). A questo si aggiunge una maggiore incidenza della voce relativa ai costi ricorrenti (1,48% annuo anziché lo 0,82% continentale) per un bilancio che rimane in ogni caso lusinghiero: il rendimento semestrale medio del 5,2% rilevato da Tosetti Value è anche in questo caso il risultato migliore dal già ricordato avvio del 2019.

Le prospettive

I mesi successivi alla chiusura del semestre sono nel frattempo trascorsi all’insegna di una certa continuità, almeno per quanto riguarda le Borse: il breve passaggio a vuoto di luglio è stato più che compensato dalla rincorsa degli ultimi dieci giorni, che ha portato la scorsa settimana molti fra i principali indici mondiali a raggiungere nuovi massimi storici. Appare quindi verosimile ipotizzare che i fondi europei abbiano nel frattempo incrementato il bottino. A mettere i bastoni fra le ruote di questo meccanismo che sembra finora marciare con poche esitazioni, oltre che gli imprevedibili sviluppi delle vicende internazionali, potrebbe essere un elemento quale l’eccessiva concentrazione degli indici azionari dietro una manciata di società: finora ha fatto la fortuna, soprattutto dei gestori passivi, ma la ruota potrebbe girare.

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