Il nucleare è la soluzione del futuro per la propulsione navale e potrà consentire anche di riportare in Europa parte della cantieristica mercantile che oggi è realizzata altrove, in primis Cina e Corea. A sostenerlo è stato Pierroberto Folgiero, ad e direttore generale di Fincantieri, a margine della cerimonia di consegna a Msc della nave da crociera Explora III, alimentata anche a Gnl (gas naturale liquefatto).
Il manager, parlando delle prospettive sui nuovi carburanti, dopo il Gnl, ha sottolineato che «il discorso andrebbe affrontato dal punto di vista della strategia della transizione energetica: probabilmente, in passato, c’è stata una specie di sbornia di ipertransizione. Oggi, però, non bisogna fare l’errore opposto, cioè immaginare che la transizione energetica non sia più una priorità. Occorre, invece, avere una visione matura dei temi di decarbonizzazione e tenere la barra dritta. Mentre, fino a due anni fa, si parlava solo di idrogeno, adesso non si parla più di idrogeno: era sbagliato prima, ed è sbagliato adesso. Una visione matura significa che bisogna lavorare sul cuore della nave, che è la propulsione, con un mix di soluzioni, che possono essere di breve termine, come il gas naturale liquefatto, altri carburanti che sono sempre un bridge, come il metanolo, soluzioni specifiche sull’idrogeno già sviluppate e, per quanto mi riguarda, anche nucleare».
Folgiero ha poi aggiunto che, «come sempre nella transizione energetica, il vero sostituto agli idrocarburi è il nucleare, è chiaro che, anche nel settore marittimo, come in altri campi, è una cosa per i nostri figli; però bisogna partire, perché tutte le grandi evoluzioni prevedono un coraggio. Non è che, siccome ci vorranno 10 anni, allora oggi non si deve far niente. Anzi, proprio perché ci vuole un decennio, dobbiamo correre oggi. Noi, peraltro, siamo molto avanti, sia su progetti qui in Italia, con cui abbiamo parlato anche con il Governo, sia in Norvegia con la nostra azienda Vard. Vogliamo essere alla frontiera di chi mette un reattore nucleare da 20 megawatt su una nave, in maniera tale che debba fare bunker per 20 anni. Cambierà l’industria e, secondo me, ci consentirà anche di riportare in Europa quel pezzo di cantieristica che è andata lontano dall’Ue. Quindi non dobbiamo solo difendere l’alta complessità che è rimasta qui, ma dobbiamo pensare a questi salti tecnologici e di paradigma come occasioni per un win back di quota di mercato».
Parlando, poi dello stabilimento di Sestri Ponente, Folgiero ha ricordato che Fincantieri ha istituito, «proprio qui a Genova, una partnership con Generative bionics, i più bravi in Italia sui processi di robotizzazione. Perché vogliamo fare del cantiere di Sestri il nostro laboratorio vivo, dove i nostri processi produttivi possono essere un banco di prova, una prova del fuoco per le nuove idee e le nuove tecnologie per tutto il gruppo.
L’obiettivo, ha aggiunto, è fare di Sestri «il cuore della cantieristica hi-tech del futuro, della trasformazione industriale del processo di costruzione di una nave, che finora è rimasto ottocentesco. Come Fincantieri stiamo lavorando, e siamo in prima fila, su un progetto che che va dai sistemi di progettazione, fino al cobot e al robot, con l’obiettivo di portare, nei prossimi dieci anni, l’intelligenza artificiale fin dentro i cantieri. E siamo avanti rispetto ai nostri concorrenti americani e coreani, per quanto riguarda la tecnologia cantieristica. È chiaro che il nostro è un settore con bioritmi lenti, quindi non ci sono rivoluzioni ma evoluzioni, proprio per questo è necessario avere una rotta chiara; e i cancelli del cantiere sono spalancati, per chiunque voglia fare manifattura del futuro».











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