Storie Web mercoledì, Luglio 1

Il ruolo della selezione

Con riferimento al rapporto tra numero di controlli e totale delle partite Iva, l’agenzia delle Entrate, negli ultimi anni, «ha orientato il proprio impegno – chiarisce la risposta del Mef – verso una selezione sempre più mirata dei contribuenti caratterizzati da elevati indicatori di rischio, anche grazie all’implementazione di strumenti avanzati di analisi dei dati».

Questo approccio «consente di rafforzare, in maniera mirata, l’azione di contrasto all’evasione fiscale, aumentando l’efficacia degli accertamenti e riducendo l’impatto sui contribuenti che presentano comportamenti fiscali regolari». Infatti, sottolinea sempre l’Economia, «un’efficace azione di contrasto all’evasione, infatti, deve massimizzare il rischio di controllo per i soggetti che presentano elementi sintomatici della violazione della normativa tributaria, minimizzando, al contempo, la probabilità di sottoporre ad attività istruttoria coloro che hanno correttamente adempiuto ai propri obblighi, poiché ciò si risolverebbe in un inutile dispendio di risorse pubbliche».

Il presidio dell’evasione

Inoltre, chiarisce ancora l’Economia, «per determinare il tasso di presidio dei fenomeni evasivi, non appare sufficiente dividere il numero dei controlli per la platea di riferimento, poiché ciò sarebbe corretto solo qualora si supponesse che tutti i contribuenti presentino profili di rischio fiscale».

A ciò va poi aggiunto che «il numero dei controlli deve essere valutato nel complesso delle azioni poste in essere per salvaguardare le finanze pubbliche, tenuto conto che i controlli automatizzati delle dichiarazioni coprono essenzialmente il 100% della platea e che, oltre ai controlli successivi, vengono svolti diversi tipi di controllo preventivo».

Il pagamento degli avvisi bonari

Il quesito posto dal M5S chiedeva anche conto del fatto che il 14% delle somme richieste tramite avvisi bonari viene corrisposto dai contribuenti, interpretandolo come un «segnale di una tendenza a differire i pagamenti in attesa di sanatorie». Sul punto il ministero dell’Economia precisa che la «quota del 14% corrisposta dai contribuenti in relazione alle comunicazioni di irregolarità riferite alle dichiarazioni 2020-2022 non appare significativa in quanto una parte considerevole delle somme richieste attraverso dette comunicazioni è versata dai contribuenti mediante piani rateali, tuttora in corso. Occorre, inoltre, tenere conto che gran parte delle somme richieste con dette comunicazioni (circa il 59%) è riscossa tramite iscrizione a ruolo» e anche tali importi sono versati ad agenzia delle Entrate Riscossione (Ader) mediante pagamenti rateali effettuati dai contribuenti. In sostanza, si tratta della «fotografia di un processo dinamico e in continua evoluzione nel corso del tempo».

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