Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 40 dei 51 dirigenti con contratto a tempo indeterminato, su un organico complessivo di 73 unità. È quanto comunicano i commissari straordinari nella lettera del 23 ottobre indirizzata a Federmanager e alle rappresentanze sindacali.
I dirigenti coinvolti nella procedura, prevista dalla legge 223 del 1991 (che prevede un numero massimo di esuberi pari all’80%), sono così distribuiti: 31 lavorano a Taranto, 16 a Milano, due a Genova e due a Novi Ligure. Il commissari precisano «che, in coerenza con il nuovo modello organizzativo, sarà avviato il processo di adeguamento anche con riferimento ai dirigenti aventi contratto a tempo determinato, ancorché non interessati dalla presente procedura».
Alla base della decisione c’è la riorganizzazione resa necessaria dall’ordine della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento tarantino entro il 25 ottobre. Il provvedimento, la cui esecutività è stata confermata a settembre, ha imposto la revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime e la dismissione del ciclo integrale di produzione. La contrazione dell’attività, si legge nella comunicazione, rende necessario un nuovo assetto organizzativo per garantire la sostenibilità economica della procedura concorsuale.
Gli esuberi riguardano le funzioni dirigenziali legate al supporto tecnico e operativo dell’area a caldo, oltre alle posizioni di comando e di staff non più necessarie. I licenziamenti saranno intimati al termine della procedura sindacale, entro un massimo di 120 giorni dalla sua conclusione, salvo diversi accordi. L’azienda si dichiara disponibile a valutare programmi di ricollocazione professionale, misure economiche di accompagnamento e incentivi all’esodo.





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