A partire dal 2027 il paese che vince Eurovision – e che tradizionalmente ospita l’edizione successiva – perderà automaticamente il diritto di ospitare il concorso se si trova in uno stato di conflitto armato, oppure in una situazione di tensione geopolitica tesa o in «qualsiasi altra situazione che incida in modo sostanziale sulla sicurezza, sull’incolumità o sulla stabilità del loro Stato o della regione circostante». È una delle nuove regole sul festival musicale internazionale annunciate dall’Ebu, l’European Broadcasting Union, l’organizzazione mondiale che riunisce i media radiotelevisivi in 50 paesi e che organizza la kermesse canora.
In un post pubblicato sui social, Eurovision spiega che, se necessario, l’Ebu potrà commissionare valutazioni di sicurezza indipendenti della situazione del paese vincitore e, in caso di non idoneità, il diritto di ospitare lo show sarà trasferito a un altro paese.
Tra le altre novità previste per la prossima edizione dello show – ospitato dalla Bulgaria dopo il successo di Dara con Bangaranga nell’edizione 2026, che ha visto il nostro Sal Da Vinci quinto – c’è anche l’innalzamento dai 16 ai 18 anni del limite minimo di età per partecipare al contest. Il nuovo standard, spiega l’Ebu, nasce con l’obiettivo di «rafforzare le misure di tutela e proteggere gli artisti più giovani dalle pressioni legate alla partecipazione all’Eurovision Song Contest».
Infine, l’Ebu fornisce anche alcuni chiarimenti sulle regole per l’audio. Resta invariato il principio fondamentale secondo il quale il cantante solista (o i cantanti) deve eseguire dal vivo la melodia principale, ma è consentito l’uso di basi musicali ed elementi preregistrati nel rispetto del regolamento. In ogni caso «la voce solista deve costituire l’unico elemento a eseguire la melodia principale – sottolinea l’Ebu – e non può sostituire né supportare in modo indebito l’esecuzione vocale dal vivo».









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