Storie Web venerdì, Marzo 13

Sono passate meno di tre settimane dalla firma definitiva del contratto 2022/24 di Regioni ed enti locali, che si farà sentire da questo mese nelle buste paga dei circa 403mila dipendenti interessati. Ma già si accende la macchina per il rinnovo 2025/27, con l’atto di indirizzo approvato dal comitato di settore.

I numeri in gioco

Sul tavolo, dettaglia il documento inviato ai ministeri dell’Economia e della Pa, ci sono 988,81 milioni di euro, chiamati a finanziare i nuovi aumenti che i calcoli dell’Aran misurano in 135,5 euro lordi al mese. La notizia è ovviamente buona per il personale di Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane e Camere di commercio, che sale sul treno dei rinnovi in corsa per recuperare i ritardi accumulati nel passato a centrare l’obiettivo lanciato a più riprese dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo. Ma solleva qualche incognita in più sui bilanci locali, chiamati a gestire un nuovo costo aggiuntivo dopo i 983 milioni annui a regime chiesti dall’intesa 2022/24.
Sul punto, il quadro si è modificato con il fondo per gli stipendi dei Comuni introdotto dall’ultima manovra, con 50 milioni nel 2027 e 100 dal 2028. Ma le cifre indicano che per il momento la novità è importante sul piano simbolico, rappresentando il primo finanziamento statale per le buste paga locali, ma leggera su quello pratico. È un passo iniziale, che gli enti (e la Funzione pubblica) puntano a far crescere nel tempo, ma che dovrà farsi largo fra le tante esigenze di una finanza pubblica contraddistinta da margini di bilancio risicati.

Le priorità del negoziato

Oltre a indicare le cifre, che valgono 329,6 milioni sul 2025 e 659,2 milioni su quest’anno prima di arrivare ai 988,81 milioni a regime dal 2027, l’atto di indirizzo fissa le priorità per il negoziato fra l’Aran e i sindacati. Tra queste torna a primeggiare il welfare aziendale, che per il comitato di settore «assume un ruolo fondamentale» per aumentare «l’attrattività del lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione»; tema vitale soprattutto per gli enti locali, dove i livelli retributivi medi restano più bassi di quelli delle altre Pa e quindi l’esodo verso posti di lavoro pagati meglio è più intenso.
Nel tentativo di invertire la tendenza, si legge nell’atto di indirizzo, «il ruolo della contrattazione nazionale è decisivo per definire la cornice delle regole»; ma occorrerà intervenire anche sui finanziamenti, prevedendo «la facoltà di integrare le risorse per il welfare integrativo mediante l’utilizzo delle risorse dei fondi».
Sui margini di finanziamento del welfare aziendale è in corso da tempo un tiro alla fune fra enti locali e ministero dell’Economia, in un quadro ora modificato però dal decreto Pa (Dl 25/2024) che permette a chi ha i conti in ordine di sbloccare il salario accessorio. E il confronto con la Ragioneria generale potrebbe riattivarsi anche sui «criteri chiari e uniformi per individuare gli elementi retributivi da computare ai fini della retribuzione delle ferie, distinguendo tra voci strettamente collegate allo svolgimento delle mansioni e voci eventuali o eccezionali», altro tema sollevato dal nuovo atto di indirizzo. Sul terreno dell’organizzazione del lavoro, invece, fra le richieste principali c’è quella di spingere sulla flessibilità per favorire la conciliazione fra vita e lavoro, in particolare per genitori e caregiver.

Tutte le trattative al via

Con l’l’atto di indirizzo sulle «funzioni locali», definito pochi giorni dopo quello sulla sanità anticipato sul Sole 24 Ore del 27 febbraio, si completa il quadro delle trattative 2025/27 sui comparti del pubblico impiego, dal momento che il negoziato sull’istruzione è partito ieri (articolo sotto) e quello su ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici vedrà oggi una nuova puntata con l’arrivo delle cifre degli aumenti per il tabellare, fra 119,6 e 208,8 euro al mese a seconda dell’inquadramento

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