«Serve più coraggio sull’energia: l’inflazione non era una priorità europea?». Giorgia Meloni è atterrata a Cipro per la cena di lavoro dei Ventisette riuniti dalla presidenza cipriota nel Consiglio europeo informale con un menù di proposte preciso: guerre e shock energetico da combattere con misure più drastiche come l’alt temporaneo all’Ets sul termoelettrico; conti pubblici da preservare anche con la flessibilità sulle regole del Patto di stabilità; timori di nuove crisi migratorie da scongiurare, soprattutto se la destabilizzazione del Medio Oriente proseguirà.
«Sulla crisi energetica passo avanti ma non sufficiente»
Al punto stampa all’ingresso del summit pomeridiano ad Agia Napa, Meloni è stata esplicita: sulla crisi energetica «penso che l’Europa deve essere più coraggiosa. Apprezzo quello che è stato fatto dalla Commissione con il piano sull’energia, è un passo in avanti ma non sufficiente». Come anticipato oggi sul Sole 24 Ore in edicola, la premier tornerà alla carica con i partner europei per una sospensione almeno temporanea dell’Ets sul termoelettrico. Un punto caro agli industriali che però si scontra con l’ostilita della presidente della Commissione, del commissario all’Energia e di molti Paesi, dai nordici alla Spagna. Con Bruxelles è in atto comunque una trattativa sulla norma contenuta nel decreto Bollette.
Scostamento? «Non escludiamo niente»
Meloni, reduce dall’amarezza di non aver potuto festeggiare il deficit sotto il 3% e dunque l’uscita anticipata dalla procedura europea di infrazione per disavanzo eccessivo, ha un problema in più rispetto ai Paesi meno indebitati: contrastare lo shock energetico con una coperta cortissima, per nulla aiutata dall’allentamento delle regole degli aiuti di Stato. Per questo non chiude all’ipotesi di uno scostamento di bilancio: «Noi dobbiamo vedere intanto quali sono le regole che abbiamo e poi nelle prossime settimane ovviamente decidiamo come muoverci a livello nazionale, ad oggi non stiamo escludendo niente».
L’esigenza di flessibilità sui conti
Guardare alle regole allude all’altra richiesta che Roma avanzerà ai Ventisette e alla Commissione proprio nel tentativo di evitare lo scostamento: allentare le regole del Patto di stabilità e crescita per affrontare le priorità. Già il 22 aprile a Roma, illustrando il Documento di finanza pubblica appena approvato, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha esortato all’introduzione di elementi di flessibilità adeguati al momento, paragonando i titolari dei conti pubblici a «medici nell’ospedale da campo che vedono arrivare feriti da tutte le parti» mentre allo «stato maggiore» ( i vertici Ue) hanno «problemi diversi». La premier ha già rilanciato.
Ucraina, sì al prestito ma no accelerazioni sull’adesione
Il prevertice arriva anche nel giorno in cui l’Ue ha dato il via libera al 20° pacchetto di sanzioni alla Russia e al prestito di 90 miliardi all’Ucraina, grazie alla caduta del veto ungherese e slovacco seguita alla chiusura dell’era Orbán a Budapest con l’avvento di Péter Magyar. A Cipro è infatti arrivato anche Volodymyr Zelensky, che ha tenuto un trilaterale con Antonio Costa e Ursula von der Leyen. «Il prossimo passo è aprire il primo capitolo dei negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea», aveva detto Costa da Bruxelles. Ma su questo punto l’Italia, e non solo l’Italia, predica prudenza: anche il 15 aprile, ricevendo il presidente ucraino a Palazzo Chigi, Meloni ha detto di auspicare l’ingresso di Kiev, «al pari delle altre nazioni europee che hanno da tempo avviato questo cammino» (il riferimento è ai Balcani occidentali).
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