Non sono solo i dazi americani (costati almeno 180 milioni di euro) e la crisi internazionale a frenare l’export del vino italiano: il calo dei consumi è un fenomeno in atto ormai da qualche anno (soprattutto per i rossi) e ormai non è più un tabù parlare di sovraproduzione con gli espianti di vigneti che in Francia sono già realtà. Ma, come si dice, “il mondo è grande”, e sono molte le mete che potrebbero dare, nel medio periodo, nuova linfa alle cantine italiane, bravissime a conquistare le piazze straniere.
In questa direzione si muove l’ultimo report Wine Monitor di Nomisma, che individua 13 Paesi emergenti (Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d’Avorio, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Tailandia) che, negli ultimi cinque anni, hanno registrato tassi di crescita significativi nelle importazioni di vino.
In questi Paesi, l’import di vino dall’Italia, dal 2019 a oggi registra una crescita costante, fino a raggiungere un valore di 405,6 milioni di euro nel 2025. Rispetto al 2024 si registra un incremento del +4,3%, mentre il tasso medio annuo di crescita (Cagr 2019–2025) si attesta al +11,4%, «notevolmente superiore a quello medio registrato per le importazioni totali di vino».
La categoria più esportata è quella dei vini fermi e frizzanti imbottigliati, il cui peso sul valore complessivo dell’export italiano è pari al 58%, ma se guardiamo all’incidenza espressa nel 2019, si evince un calo (era al 61%) a tutto vantaggio degli spumanti che nello stesso periodo di tempo sono passati dal 32% al 37%.
Le importazioni cumulate in questi mercati emergenti sono cresciute mediamente del +7,1% all’anno nel periodo 2019-2025 e hanno raggiunto nell’ultimo anno un valore pari a 1,7 miliardi di euro (+5,1% nel 2025 rispetto al 2024). Nel complesso, i 13 mercati analizzati oggi incidono per circa il 5% del totale a valore del vino importato a livello mondiale ma il dato è rilevante alla luce del loro profilo macroeconomico: «Si tratta di Paesi in via di sviluppo che – notano da Nomisma – pur partendo da livelli di reddito e consumi inferiori rispetto ai mercati più avanzati, stanno accrescendo progressivamente il proprio peso, sostenuti da crescita economica solida, un importante processo di urbanizzazione e un significativo rafforzamento della classe media». In questo contesto, il vino si afferma come prodotto a maggior valore, grazie a modelli di consumo in evoluzione e a una crescente apertura verso l’import. «Ne emerge un percorso di sviluppo graduale ma strutturale, con ampi margini di ulteriore crescita nel medio-lungo periodo. In particolare, Polonia, Repubblica Ceca e Messico si distinguono come i mercati più attrattivi, con quote già intorno all’1% delle importazioni mondiali di vino».











