Storie Web mercoledì, Maggio 20

«Nel 2025 la produzione di Aceto Balsamico di Modena Igp ha registrato una leggera flessione del 3% rispetto all’anno precedente in termini di quantità, principalmente a causa dell’aumento dei costi di produzione. Nonostante la riduzione dei volumi, il fatturato delle aziende del comparto è però cresciuto sostenuto dall’aumento dei cisti e quindi dei prezzi dei prodotti, a conferma della solidità economica del settore. Nei primi quattro mesi del 2026 si è già osservata una ripresa significativa, con un incremento dei volumi pari al 10%». È la fotografia sullo stato di salute (buono, considerando la crisi) dell’Aceto Balsamico di Modena, scattata dal presidente del Consorzio Tutela dell’Igp Cesare Mazzetti in occasione dell’assemblea annuale.

I numeri sono quindi in tenuta: «La produzione annua totale si attesta tra i 93 e i 95 milioni di litri, la filiera certificata comprende 59 acetaie, 165 produttori di mosto e aceto di vino e 2.400 aziende agricole che coltivano 14mila ettari di vigneti», con il Consorzio che «rappresenta l’83% della produzione certificata», ribadisce una nota.

Sul fronte internazionale, oltre il 93% della produzione è destinata all’export e distribuita in più di 130 Paesi. Il valore dell’export alla produzione supera i 380 milioni di euro, con un valore al consumo stimato di circa un miliardo. «Rispetto al 2024, e nonostante la difficile fase congiunturale, l’export ha registrato un incremento del 2,6%. Oltre il 50% dell’export è extraeuropeo: i mercati storicamente più importanti sono Usa, Germania e Francia con una crescita rilevata negli ultimi anni in Asia trainata da Corea del Sud e Giappone».

«L’Aceto Balsamico di Modena Igp mantiene la quota di esportazione più alta tra tutti i prodotti italiani a Indicazione Geografica – continua Mazzetti – con circa 300 milioni di bottiglie prodotte ogni anno. La filiera mostra una notevole resilienza in un contesto internazionale complesso, caratterizzato da tensioni geopolitiche e instabilità dei trasporti. Le criticità nello Stretto di Hormuz e le pressioni sui costi energetici e logistici hanno evidenziato l’importanza di presidiare le rotte commerciali e diversificare i mercati di sbocco, garantendo continuità nella distribuzione globale e stabilità economica alle imprese del settore. Per ridurre la volatilità del mercato e rafforzare la presenza internazionale, il Consorzio sta valutando l’apertura di nuove piazze strategiche, con particolare attenzione a regioni ad alto potenziale di crescita, come la Corea del Nord».

Tra le priorità emerse dall’assemblea, le azioni per la tutela del marchio dell’Indicazione geografica in un contesto mondiale dove le stime delle perdite dovute all’Italian Sounding sono di 120 miliardi di euro. «Nel 2025, grazie al monitoraggio online del Consorzio, su 1.055 link analizzati il 45% è stato corretto o rimosso, tutelando il marchio autentico a livello internazionale – sottolinea Mazzetti -. Proteggere le nostre Ig non significa solo difendere la storia e la qualità dei prodotti, ma garantire ricadute economiche concrete per le imprese e i territori. La filiera dell’Aceto Balsamico dimostra come l’autenticità possa trasformarsi in resilienza economica, occupazione e crescita internazionale».

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