Storie Web martedì, Giugno 23

Mentre i casi confermati di Ebola a livello mondiale raggiungono quota 1.000, circa 2,95 milioni di bambini e adolescenti di età pari o inferiore a 18 anni -equivalenti al 54% della popolazione delle 31 zone sanitarie colpite – sono a rischio sia a causa dell’Ebola stesso che del collasso dei servizi essenziali nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ha avvertito oggi l’Unicef. 

Al 19 giugno i bambini e gli adolescenti rappresentavano circa il 15% dei casi confermati di Ebola e oltre il 25% dei decessi confermati nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Nella sola provincia dell’Ituri Ebola ha lasciato oltre 130 bambini orfani. In Uganda sono stati confermati 20casi e due decessi tra adulti, un bambino è risultato positivo al test e altri 19 sono sotto osservazione in quarantena.

In RD Congo mortalità al 25,5%, “trasmissione continua”

In Repubblica Democratica del Congo sale a 267 decessi il numero di morti causati dall’epidemia di Ebola, con un tasso di mortalità del 25,5%, mentre sono 1.048 i casi confermati secondo l’ultimo bilancio governativo. Le autorità congolesi avvertono che la “continua la trasmissione” della malattia nelle comunità delle regioni orientali, dove l’epidemia e’ stata dichiarata il 15 maggio.  

Secondo l’ultimo bollettino diffuso dal ministero delle Comunicazioni congolese, che include i dati raccolti fino al 21 giugno, il tasso di mortalità si attesta al 25,5% e le infezioni sono state rilevate in 34 delle 104 zone sanitarie che compongono le tre province congolesi colpite.  Almeno 371 persone sono “ricoverate in ospedale o in isolamento” e il tasso di tracciamento dei contatti ha raggiunto il 70,8%. Inoltre, un totale di 112 persone sono guarite dalla malattia finora, mentre “le attivita’ di sorveglianza vengono intensificate”. 

“Stiamo osservando un numero crescente di casi confermati di settimana in settimana, il che si traduce in una continua trasmissione comunitaria della malattia. Una rapida diffusione geografica dell’epidemia rimane possibile se non verranno attuate tempestivamente misure di sanita’ pubblica”, ha ribadito l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica (Insp) della Repubblica Democratica del Congo nel suo rapporto.   

L’epidemia è stata ufficialmente dichiarata il 15 maggio nell’Ituri, provincia al confine con l’Uganda e il Sud Sudan, epicentro dell’epidemia (con il 91% dei casi e l’80,9% dei decessi), ma si è diffusa anche nelle province congolesi orientali del Nord Kivu e del Sud Kivu. L’epidemia si è estesa all’Uganda, dove sono stati rilevati 19 casi confermati, di cui 14 considerati importati dalla RD Congo, e tra questi si sono registrati due decessi. L’epidemia corrisponde al ceppo Bundibugyo, che ha un tasso di mortalità tra il 30% e il 50% e per il quale non esiste un vaccino autorizzato o una terapia specifica, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L’Oms considera il rischio di diffusione dell’epidemia nell’Africa subsahariana “alto” e “basso” su scala globale.

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