Storie Web giovedì, Maggio 14

l messaggio è chiaro: il rapporto tra Italia e Stati Uniti non dipende dal governo di turno. A dirlo sono le istituzioni ma anche gli imprenditori dei due Paesi, che reggono un sistema commerciale che è valso 118 miliardi di euro nel 2025. Un anno che però, con un contesto geopolitico così turbolento, è sembrato un’eternità dati gli alti e bassi tra le amministrazioni, in ultimo le “frecciate” del presidente Donald Trump alla premier Giorgia Meloni. Eppure, per le imprese, sia quelle ad alta criticità che di consumo, si tratta di aspetti secondari.

«Contesto tumultuoso» ma numeri «confortanti»

L’occasione per ribadirlo è stata l’evento dedicato ai 250 anni della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti. L’iniziativa “Americana 250! Bonds That Made History” è stata organizzata dalla American Chamber of Commerce in Italy per confermare «la fiducia nel legame transatlantico anche in un periodo complicato», come ha spiegato il presidente Stefano Lucchini. Secondo il managing director di AmCham Italy, Simone Crolla, il contesto «tumultuoso è soltanto una parentesi nei 250 anni di rapporti» e i numeri continuano a «essere confortanti».

Il settore farmaceutico «pilastro della collaborazione Italia-Usa»

Che siano dazi o scambi di messaggi, insomma, poco conta con dei rapporti così solidi. La visione da mantenere, allora, è sul lungo periodo. Qualche esempio tra le decine di opinioni degli imprenditori presenti. Partiamo dal settore farmaceutico, divenuto centrale con quasi 70 miliardi di export nel 2025. Secondo Federico Villa, VP Corporate Affairs & Patient Access di Ely Lilly Italia, «l’alleanza storica non è venuta meno e anzi è stato evidenziato che siamo uno dei pilastri della collaborazione». Il rischio non è di un effetto scorte, cioè di numeri distorti dal rischio di dazi, semmai di una pressione sui prezzi: «Ci aspettiamo attenzione per garantire una sostenibilità a prescindere dalle tensioni geopolitiche».

Gli investimenti di Microsoft in Italia

Un messaggio simile a quelli arrivati dalle imprese americane. Da Microsoft, ad esempio, che da anni ha lanciato un piano di data center nel territorio nazionale. «Non abbiamo nessuna intenzione di fermarci – dice il Ceo in Italia, Vincenzo Esposito – sarebbe controproducente proprio per gli Usa».

Da Uber a McDonald’s: rapporto solido anche per le imprese di consumo

Il discorso, come detto, vale anche per le aziende che vendono beni e servizi direttamente ai consumatori finali. Da Uber, ad esempio, sono stati sottolineati gli investimenti fatti nel Paese con le ultime Olimpiadi invernali. Da McDonald’s, invece, è stata messa in evidenza l’espansione dell’azienda in Italia, con oltre 800 ristoranti e 40mila dipendenti.

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