Per Malik, le recenti intese regionali riflettono una strategia comune: rafforzare la cooperazione tra Paesi dell’Indo-Pacifico in ambiti chiave come semiconduttori, materie prime strategiche, sicurezza marittima e difesa, così da limitare la dipendenza dalle grandi potenze, Cina in primis, e aumentare la resilienza economica e strategica.
Le reazioni cinesi
Un quadro nel quale Pechino non sembra intenzionata a fare da semplice spettatrice. Domenica, in un comunicato diffuso attraverso la propria ambasciata a Manila, la Cina ha ribadito che non riconoscerà mai la sentenza arbitrale del tribunale dell’Unclos, definendola «illegale, nulla e priva di qualsiasi effetto».
«Il lodo arbitrale non modifica il fondamento storico e fattuale della sovranità della Cina sulle isole del Mar Cinese Meridionale e sulle acque adiacenti», ha affermato l’ambasciata cinese nelle Filippine. La rappresentanza diplomatica ha inoltre aggiunto che la decisione del tribunale «non indebolirà la volontà e la determinazione della Cina nel difendere la propria sovranità e i propri diritti e interessi marittimi».
Allo stesso modo, il lancio del missile nel Pacifico di pochi giorni fa non è passato inosservato. Il test, secondo quanto riferito dal segretario agli Esteri indiano Vikram Misri durante un briefing con la stampa a Melbourne, è stato discusso anche durante l’incontro bilaterale tra Narendra Modi e il primo ministro australiano Anthony Albanese, svoltosi giovedì.
«È stata espressa una certa preoccupazione per questo sviluppo», ha dichiarato diplomaticamente Misri, aggiungendo che India e Australia intensificheranno la cooperazione per garantire che «la pace, la sicurezza e la stabilità nell’Indo-Pacifico continuino a essere preservate».
