I più colpiti dal blocco dello stretto di Hormuz non saranno i trasporti aerei, rimasti senza cherosene, o gli automobilisti senza benzina, ma gli agricoltori senza fertilizzanti.
Tanto che l’Onu ha previsto 45 milioni di persone in più destinate a soffrire la fame (due terzi delle quali in Africa), se il blocco si protrarrà per tutto il primo semestre dell’anno. Questo porterà a 363 milioni le persone che si troveranno in una situazione di grave insicurezza alimentare nel 2026.
La dipendenza dalle fonti fossili
L’agricoltura moderna, infatti, è completamente dipendente dalle fonti fossili, all’origine di tre nutrienti fondamentali: azoto, fosforo e potassio. I fertilizzanti azotati, come l’ammoniaca e l’urea, vengono prodotti a partire dal gas naturale. Il fosforo, a sua volta, deriva dallo zolfo, un sottoprodotto della raffinazione del petrolio e del gas. Il cinquanta per cento del commercio marittimo mondiale di zolfo transita attraverso Hormuz e secondo la Commodities Research Unit, società di consulenza sulle materie prime, anche il 43% del commercio globale di urea è a rischio a causa del blocco dello stretto.
L’India, che importa l’80% della sua ammoniaca e il 40% dell’urea dai Paesi del Golfo, potrebbe essere la prima a soffrirne. A soli due mesi dall’inizio della semina del riso, il panico si sta già diffondendo fra i contadini del Punjab. Gli australiani semineranno subito dopo. Lì, i prezzi dell’urea proveniente dal Golfo sono aumentati di oltre il 50% nelle ultime settimane. Ma anche negli Stati Uniti e in Brasile il blocco sta cominciando a farsi sentire, se non altro per l’aumento stratosferico dei prezzi. In Europa, almeno uno stabilimento di fertilizzanti in Slovacchia ha già fermato la produzione per carenza di materia prima. E altre chiusure seguiranno.
Il ruolo delle monarchie del Golfo
Prima degli anni Cinquanta del secolo scorso, gli agricoltori si affidavano agli apporti organici di letame e compost per mantenere il suolo fertile, ma con l’arrivo della Green Revolution sono passati ai fertilizzanti industriali, in particolare prodotti a base di azoto come l’urea e il nitrato di ammonio. Questo ha determinato un crescente legame fra la produzione alimentare mondiale e la fornitura di idrocarburi. Da qui il ruolo sempre più centrale delle monarchie del Golfo, come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, nell’economia alimentare globale: gli Stati del Golfo influenzano direttamente la produzione e la circolazione degli alimenti, fornendo input chimici fondamentali, esportando grandi volumi di fertilizzanti finiti e controllando i corridoi logistici attraverso i quali i prodotti alimentari e agricoli si spostano.
