Alla premier Meloni vorrei ricordare che i fondi pensioni amministrano un risparmio che serve a garantire prestazioni future a milioni di cittadini. Devono operare secondo principi di prudenza, diversificazione, liquidità e tutela degli iscritti. La loro missione primaria non è sostenere il sistema produttivo. È vero dei 227 miliardi di investimenti dei Fondi solo il 19,3% va all’economia italiana. Il tema è rendere l’Italia più attrattiva per il capitale previdenziale di lungo periodo. Vanno create le condizioni affinchè le riserve previdenziali possano trovare opportunità di investimento adeguate sotto il profilo del rischio, del rendimento e della liquidità. Ci sono iniziative interessanti, penso al Fondo nazionale strategico indiretto promosso dal Mef, alla Mansion House Compact del governo britannico che impegna i fondi a investire una quota in economia reale. Bisogna guardare agli investitori istituzionali, con la creazione di megafondi, perché la massa critica può meglio assorbire i rischi. Invece tra le 273 forme pensionistiche operanti nel nostro Paese, ci sono molte realtà di piccole dimensioni.
Quali misure possono essere utili per convogliare più risorse verso l’economia reale?
Si potrebbe operare con la leva fiscale, con una detassazione di scopo riportando l’aliquota dall’attuale 26% al 20% per le Casse previdenziali sugli investimenti in economia reale. Un altro strumento da mettere in campo è il conto di risparmio pensionistico sin dalla nascita, sul modello di quanto fatto in Germania con un piccolo sostegno dello Stato. Se venisse aperto ad un anno d’età, con un versamento minimo mensile di 100 euro a 18 anni si avrebbe un montante di 35mila euro che all’età per la pensione diventano 650mila euro. Considerando le attuali 350mila nascite annue in 10 anni gli aderenti sarebbero 3,5 milioni. Con un patto di durata lungo, una quota di queste risorse potrebbero finanziare l’economia reale.
I 775mila neo iscritti del 2025 rappresentano il massimo decennale, ma il tasso di partecipazione dei giovani è ancora al 33,2%, le donne sono solo il 38,8%. Come estendere il secondo pilastro a imprese e settori scoperti?
Vogliamo assicurare la copertura a settori scoperti. Abbiamo raggiunto un accordo che coinvolge 90mila religiosi in Previfonder che sarà operativo entro l’anno, con l’estensione a operatori di scuole cattoliche, strutture sanitarie religiose una platea di 500-600mila persone può essere coperta. Ho proposto al ministro Crosetto che del 5% da destinare alla difesa una quota sia impiegata per creare un fondo di categoria delle forze armate.
