Un gruppo di studenti, ex studenti e membri del personale palestinesi ha citato in giudizio la Columbia University accusando l’ateneo newyorkese di aver adottato pratiche discriminatorie nei confronti della comunità palestinese a partire dalla fine del 2023, dopo l’inizio della guerra tra Israele e Hamas. Lo riferiscono documenti depositati presso un tribunale di New York.
Secondo i ricorrenti, l’università non avrebbe protetto adeguatamente studenti e lavoratori palestinesi da episodi di molestie e intimidazione e avrebbe inoltre preso di mira alcuni di loro attraverso procedimenti disciplinari definiti «ingiusti e parziali». La causa rappresenta l’ultimo capitolo dello scontro che da quasi due anni coinvolge uno dei campus più prestigiosi degli Stati Uniti, diventato simbolo delle tensioni che attraversano il mondo accademico americano sul conflitto in Medio Oriente.
La Columbia University ha in passato respinto le accuse di discriminazione e ha più volte condannato ogni forma di odio.
Le contestazioni si inseriscono nel contesto delle vaste mobilitazioni che hanno attraversato le università statunitensi dopo l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Alla Columbia, come in molti altri campus, migliaia di studenti hanno partecipato a manifestazioni chiedendo la fine del sostegno statunitense a Israele e il disinvestimento da parte delle università da aziende considerate coinvolte nel sostegno alle operazioni militari israeliane.
Le proteste hanno trasformato la Columbia in uno dei principali fronti dello scontro politico e culturale sul conflitto. Nel maggio del 2025 l’università ha sospeso oltre 65 studenti coinvolti nell’occupazione della Butler Library, la biblioteca principale del campus, durante una manifestazione a favore della causa palestinese.





-U57522554048dAV-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)




