Storie Web mercoledì, Novembre 4

Il cinema incassa l’unanimità del Senato, ma la riforma dovrà conquistare la prova dell’attuazione visto l’affidamento ai decreti legislativi di buona parte degli interventi su aiuti e lavoro.

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Il via libera definitivo, senza contrari né astenuti, tiene insieme l’Agenzia proposta dal Pd di Elly Schlein e le deleghe al Governo sostenute dalla maggioranza. Una convergenza rara. Parla di «risultato storico» il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, secondo cui «il voto unanime del Senato sancisce il valore di un percorso condiviso tra maggioranza e opposizioni, nell’interesse di tutti gli operatori». Anche Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, definisce l’approvazione definitiva «un passaggio storico per la filiera cinematografica e strategico per tutta l’industria culturale nazionale». La sottosegretaria al Mic, Lucia Borgonzoni dal canto suo però rivendica: «Questo Governo ha fatto molto per il cinema, recuperando i fondi promessi, 70 milioni quest’anno e 150 il prossimo».

Centrale nella nuova legge è la costituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, che dovrà essere operativa dal 1° gennaio 2028, anche se in commissione al Senato sono stati accolti due ordini del giorno, il G/2035/9/7 e il G/2035/10/7, che chiedono di rinviare l’avvio al 2029.

Dovrà essere un ente pubblico non economico, con autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale. Assorbirà le funzioni operative della Direzione generale Cinema. Ma è al Mic che resteranno indirizzo politico, vigilanza strategica e ispezioni. Gestirà gli interventi, coordinerà le Film Commission e l’attrazione di produzioni estere, misurerà i risultati della spesa.

L’autonomia dell’Agenzia dovrà misurarsi con una governance nella quale, a ben guardare, la politica conserva un peso significativo. Il direttore sarà scelto su proposta del ministro, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e con parere parlamentare favorevole a maggioranza dei due terzi. Nel cda tre membri su cinque saranno designati dai ministri della Cultura e dell’Economia; gli altri da Regioni e Forum. Anche statuto e regolamenti passeranno dai ministeri. Insomma: se la separazione delle funzioni è scritta; la distanza dalla politica resta ancora da costruire. Il Forum sostituirà poi il Consiglio superiore: sedici componenti, metà espressione delle associazioni, senza compensi.

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