Storie Web giovedì, Novembre 5

Subito un accordo di programma per rilanciare il progetto della Chimica verde nel polo industriale di Porto Torres vicino a Sassari. Ossia, la seconda vita del polo industriale in cui ha operato per decenni la chimica pesante ormai considerata «capitolo chiuso». Ad andare in pressing con il Governo, il giorno dopo l’incontro «interlocutorio» al Mimit, sono le organizzazioni sindacali. Al centro c’è il programma, siglato nel 2011, con cui si prevedeva la nascita del polo della chimica verde con un investimento di 450 milioni di euro, oltre 200 addetti diretti e poco meno di un centinaio per l’indotto che vede partecipare l’Eni con le sue aziende controllate.

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Dare gambe al progetto

«A questo punto è necessario che il Governo agisca con atti concreti – dice Francesco Garau, segretario regionale della Filctem – perché, di tempo se ne è perso abbastanza ed è necessario dare gambe al programma realizzato, sino a oggi, solo per un terzo».

Il piano punta alla produzione di “polimeri, additivi e lubrificanti bio (bioplastiche e biofiller) su scala industriale «con produzioni di 100-120 mila tonnellate anno».

Gi impianti in funzione

Attualmente sono operativi solo due impianti P01 per la produzione di monomeri bio da olio di girasole e P02 per lubrificanti bio da acido pelargonico. Quindi la richiesta affinché si riparta con il programma siglato nel 2011. «Nel 2019 c’è stata la legge Draghi che ha spianato la strada istituendo la Cabina di regia – aggiunge Garau – da allora però, si è fatto ben poco, nonostante si prevedesse entro 180 la convocazione, ma non c’è stato nessun ulteriore passaggio». Nel 2025 l’impegno della Regione con la richiesta di convocazione e poi i passaggi sul territorio con l’incontro tra la Regione e i rappresentanti dell’Eni. Poi di nuovo il silenzio e, lo scorso settembre, la diffida inviata da Cgil e Filctem al Governo. Quindi la convocazione del vertice.

La richiesta della Regione

«La presenza di Eni in Sardegna, per quanto riguarda Porto Torres, significa innanzitutto chimica verde. È da qui, dallo sviluppo e dal potenziamento di queste attività – sottolinea Emanuele Cani, assessore regionale all’Industria -, che dobbiamo partire per poter valutare successivamente, in una prospettiva più ampia, il progetto industriale ed energetico complessivo della società. Chiediamo che si passi da una condizione sostanzialmente sperimentale a una vera dimensione industriale, capace di garantire prospettive produttive, occupazionali e di sviluppo».

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