Storie Web giovedì, Ottobre 1

«Anziché indebitarci, è meglio restare fermi». A Porto Empedocle, nell’Agrigentino, i pescatori denunciano il netto rialzo dei costi del gasolio per i pescherecci, che, secondo Confcooperative Agroalimentare e Pesca, sono aumentati fino al 200 per cento. Il prezzo oscilla tra 1,30 e 1,70 euro al litro, picco registrato a Lavagna, in Liguria, costringendo le marinerie a pianificare le uscite in mare per mitigare gli impatti del caro energia.

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La protesta dei pescatori

In Sicilia infuria la protesta dei pescatori, proprio nei giorni in cui Eni, Ip e Q8 hanno annunciato tetti massimi per il prezzo dei carburanti sulla rete stradale. Gli sconti, infatti, non trovano applicazione nei porti dove si riforniscono motopescherecci e imbarcazioni professionali. La flotta della pesca resta quindi esposta ai rincari del gasolio.

«Non ci sono più le condizioni per poter riprendere il mare. Il caro carburanti ha messo in ginocchio i pescatori» annuncia Giovanni Manganella della Uil, che ha preso parte al sit-in al molo Crispi di Porto Empedocle. «Il prezzo è arrivato alle stelle. I nostri sono motori che rimangono accesi per diverse ore: per ogni singola uscita spendiamo circa 1.500 euro per il carburante, più le altre spese del personale, per incassare forse duemila euro di pescato» osserva l’armatore Rosario Castronovo.

L’impatto

Confcooperative spiega che l’impatto del caro carburante è particolarmente pesante per lo strascico. Un peschereccio medio da 350 kilowatt, con circa 140 giornate di attività e 15 ore di lavoro al giorno, può consumare fino a 180mila litri di gasolio l’anno, per un rincaro totale di 45mila euro. Il carburante, che negli anni Duemila rappresentava il 20 o il 30% dei costi di esercizio, è arrivato a incidere per oltre il 60 per cento: la pressione sui costi può determinare una contrazione del profitto lordo del 25-30 per cento.

Cresce dunque il malessere nelle marinerie, e in particolare in Calabria e Sicilia. In molti porti si lavora a regime ridotto per contenere i consumi. L’impatto economico del caro carburante si ridurrà temporaneamente grazie al fermo pesca, attivo dall’1 al 30 ottobre nel Tirreno – e quindi nel Lazio, in Toscana, Liguria, Campania, Calabria, Sardegna e parte della Sicilia – e in alcune aree della Puglia. Nell’Adriatico, invece, dove le attività sono riprese da poco, i pescatori si trovano costretti a consultare costantemente le app meteo per valutare condizioni del mare. Con il mare mosso, infatti, il fabbisogno di carburante aumenta e l’uscita rischia di diventare controproducente.

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