Nonostante la vulnerabilità emersa sul tema della sicurezza informatica e sull’intelligenza artificiale, emersa anche in recenti casi di cronaca che hanno causato ingenti danni e avranno un seguito di indagini, un’azienda su quattro non fa formazione in maniera strutturata e costante su temi cruciali come cybersicurezza e intelligenza artificiale. Secondo il report “Experis 2026 CIO Outlook Survey”, realizzato sentendo 1.930 responsabili IT di 12 Paesi, tra cui l’Italia, il 28% delle imprese non propone regolarmente corsi sulla sicurezza informatica per le proprie persone, mentre oltre il 40% delle organizzazioni non prevede programmi di aggiornamento sull’Ai rivolti ai talenti emergenti in azienda, preferendo rivolgersi a professioniste e professionisti esterni.
Dall’indagine, condotta dalla società di Manpowergroup, emerge con forza, anche alla luce dei rapidi sviluppi tecnologici generati dall’Ai, la necessità, di cui parla il 48% delle intervistate e degli intervistati (erano il 35% nel 2025) di un maggiore allineamento tra gli obiettivi generali di business di un’azienda e la strategia IT dell’impresa stessa. Ancora più significativo il fatto che il 61% delle intervistate e degli intervistati afferma che le figure dirigenziali non conoscono in modo sufficiente il ruolo e i compiti dei responsabili IT dell’azienda. Molto importanti sono anche il rafforzamento della cybersicurezza (indicato dal 37% del campione del 2026 contro il 35% del 2025) e l’avvio di iniziative di trasformazione digitale (30% contro il 23% del 2025). «Una formazione continua e capillare delle persone su temi chiave come intelligenza artificiale e sicurezza informatica può contribuire a sviluppare competenze aggiornate e a rendere gli investimenti tecnologici di un’azienda sempre più efficaci e in linea con gli obiettivi di business», osserva Salvatore Basile, director di Experis in Italia, brand di ManpowerGroup.
«In un contesto segnato da dipendenze tecnologiche rilevanti e tensioni geopolitiche ricorrenti, le competenze assumono una dimensione strategica – interpreta Marco Taisch, docente di Digital Manufacturing al Politecnico di Milano e Presidente del MADE Competence Center Industria 4.0 -. La sovranità digitale non si costruisce solo con tecnologie, dati e infrastrutture, ma anche con persone capaci di comprenderli e governarli. Il vero rischio è che si investa prevalentemente nei software, anziché nella capacità delle persone di utilizzarli. La formazione continua, invece, non va considerata un complemento dell’innovazione: ne è parte integrante». L’intelligenza artificiale si conferma come uno dei principali “motori” della trasformazione in corso. Oltre il 60% del campione dichiara di avere avviato l’implementazione di tecnologie basate sull’AI nei sistemi esistenti, mentre il 54% afferma che gli investimenti in Ai stanno iniziando a generare un ritorno positivo. Tuttavia, nel 2026 la percentuale di leader IT che dichiara di organizzare regolarmente programmi di formazione sull’AI per i talenti emergenti (58%), diminuisce rispetto al 2025 (63%), sollevando la questione di chi sarà adeguatamente preparato a guidare, nel prossimo futuro, le funzioni tecnologiche delle organizzazioni.
