Ci sono i “contratti di filiera” introdotti con la Legge di bilancio 2026, riconoscendo che il settore funziona come un ecosistema composto da imprese diverse ma complementari. Strutture ricettive, società di trasporto, imprese culturali, organizzatori di eventi, la ristorazione, il commercio e servizi potranno progettare investimenti comuni, generando economie di scala e maggiore competitività. Servono procedure semplici, criteri chiari, tempi rapidi e soprattutto la possibilità di costruire progetti realmente integrati, evitando sovrapposizioni e ritardi burocratici. Non dimentichiamoci che alcuni provvedimenti innovativi non decollano per gestioni burocratiche pesantissime.
Il turismo è ricchezza anche per i Comuni grazie alla tassa di soggiorno il cui gettito nel 2026 supererà la cifra di 1,4 miliardi di euro.
Questo è un tema delicatissimo perché la tassa di soggiorno alimenta indistintamente le casse dei Comuni. È una tassa di scopo e per questo motivo come Federturismo proponiamo che il “contratto di filiera” diventi uno strumento permanente alimentato con almeno il 20% del gettito della tassa di soggiorno. Sarebbe un meccanismo estremamente virtuoso: una parte delle risorse generate dal turismo verrebbe reinvestita direttamente per aumentare la competitività del turismo visto che oggi la tassa di soggiorno viene utilizzata per tantissimi scopi, escluso il turismo.
Vuole accennare la visione di medio termine per l’industria dell’ospitalità?
Il turismo è stato riconosciuto come una priorità strategica per il Paese, una componente essenziale della sua politica industriale. Ruolo confermato da Confindustria che ha affidato al vicepresidente Leopoldo Destro la piena responsabilità del settore. Il turismo chiede visione, decisione, responsabilità.
