Che le borse di lusso fossero passate da oggetti esteticamente appaganti a veri e propri asset patrimoniali lo si è cominciato a capire anni fa, ben prima che i prezzi dei beni di altagamma schizzassero alle stelle: gia nel 2016, infatti, il sito americano Baghunter aveva messo a confronto il rendimento annuo medio registrato tra il 1980 e il 2015 dalla celebre Birking bag di Hermès con quelli principale bene rifugio (l’oro) e dell’indice azionario S&P 500 decretandone la netta superiorità (14,2%, contro l’1,9% dell’oro e l’11,6 dell’S&P 500), a fronte – oltretutto – di minori fluttuazioni. Oggi il Rapporto Ipsos Doxa – Affide 2026, che analizza la relazione (in senso lato) dei cittadini con gli oggetti di valore, conferma che Il 35% dei cittadini italiani possiede borse di pregio, il 64% è consapevole del loro valore e oltre 6 su 10 le utilizzerebbero a garanzia di liquidità. In un momento storico in cui l’inflazione assottiglia i risparmi (ma comunque, negli ultimi 5 anni il 40% degli italiani ha richiesto un prestito).
Under 40 tra i principali possessori di borse di lusso (anche in famiglia)
L’indagine demoscopica, realizzata da Ipsos Doxa a settembre 2026 con 1.491 interviste, ha evidenziato che sono soprattutto i giovani a possedere borse di lusso: nella fascia under 40, infatti, quasi una persona su due (45%) ne ha almeno una. Ed è proprio a questa la fascia di clientela cui guardano i player del credito su pegno (come Affide, che ha commissionato il report). I giovani, infatti, sarebbero tra i più consapevoli del valore delle borsa di altagamma e, in ragione di questo e di un legame affettivo con il prodotto, non vorrebbero solo valorizzare il bene vendendolo magari all’asta (una formula sempre più apprezzata: il 65% del campione complessivo affiderebbe un bene prezioso a una realtà con mandato a vendere), ma in alcuni casi preferirebbero mantenere la proprietà e conservare la facoltà di riscattare la borsa in seguito, secondo la classica logica del credito su pegno.
Le borse “star” come nuovo asset finanziario
Questa formula era tradizionalmente era legata a metalli preziosi – e quindi spesso a gioielli, magari di famiglia: il 68% degli italiani dice di indossarne meno di cinque all’anno, tenendo gli altri “inutilizzati” – ma ora si sta espandendo a queste nuove asset class: «C’è una fortissima correlazione tra gioielli e borse di lusso, si indossano e hanno un fascino simile. Abbiamo lavorato su questa affinità e sulla corsa che negli anni c’è stata verso i brand, anche sotto la spinta dei social media – spiega Andrea Rotunno, direttore generale di Affide, società attiva nel credito su pegno in Italia ed Europa -. In un momento simile, con un costo della vita in aumento e stipendi fermi, le borse di lusso sono diventate, soprattutto per i giovani, un asset da utilizzare per accedere al credito evitando altre forme di indebitamento». Nel dettaglio, dice Rotunno, «noi prendiamo in considerazione i cosiddetti “beni star” e quindi borse il cui valore di marchio è riconosciuto: Hermès, Chanel, Louis Vuitton, Gucci, per citarne alcuni». Soprattutto i giovani, secondo il dg di Affide, «sono profondamente consapevoli del valore di questi oggetti che scelgono altrettanto consapevolmente di usare come strumenti finanziari, anche in un’ottica di economia circolare». Storicamente, circa il 95% dei clienti riscatta poi il bene impegnato.
Sono in aumento le realtà che, nel mondo, accettano le borse di lusso – al pari di gioielli e orologi di valore – per la concessione di prestiti non bancari. Negli Usa, per esempio, è attivo Luxury Asset Capital.
