Cinque areali per raccontare la Sicilia delle bollicine
La rete nasce dunque dentro un settore ancora piccolo nei volumi, ma già abbastanza articolato da poter diventare racconto territoriale. La mappa proposta individua cinque grandi areali: Etna, Sicilia occidentale, Sicilia centrale, Sud-Est e Pantelleria. Sull’Etna il Metodo Classico trova nella DOC il suo riferimento più riconoscibile, con il Nerello Mascalese vinificato in bianco o in rosato e una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi. Nella Sicilia occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, prevale il Metodo Charmat, ma cresce anche il Metodo Classico, con vitigni come Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay, Chenin blanc, Nero d’Avola e Pinot Nero.
La Sicilia centrale, tra Caltanissetta, Enna e l’entroterra agrigentino, unisce Metodo Classico e Charmat, valorizzando Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay. Nel Sud-Est, tra Ragusa, Siracusa e Noto, il Moscato bianco e il Nero d’Avola rosato accompagnano una produzione in cui il Metodo Classico è in crescita. Pantelleria, invece, resta legata allo Zibibbo in purezza, con spumanti prevalentemente Charmat.
Dal vulcano a Pantelleria, il vino diventa esperienza turistica
Il valore aggiunto è la connessione con il turismo. L’Etna può diventare itinerario tra paesaggi vulcanici, borghi in pietra lavica, Parco dell’Etna, Valle del Bove, Gole dell’Alcantara e Taormina. La Sicilia occidentale può unire cantine, saline, riserve naturali, Valle dei Templi, Mozia, Segesta, Selinunte ed Erice. La Sicilia centrale può intrecciare vino, colline, aree interne, Villa Romana del Casale, Morgantina, Castello di Lombardia e borghi dell’entroterra. Il Sud-Est può legare le bollicine al barocco del Val di Noto, a Siracusa, Pantalica, Vendicari e Cavagrande. Pantelleria aggiunge il valore identitario dell’alberello, pratica agricola riconosciuta dall’Unesco.
La sfida: costruire un’identità comune
La sfida, adesso, è fare sistema. La Sicilia non ha ancora una categoria spumantistica riconoscibile come Prosecco, Franciacorta, Trentodoc o Alta Langa. Ma il Manifesto promosso da Irvo e Ais Sicilia prova a indicare una strada: partire dalla pluralità degli areali e trasformarla in un’identità comune. Non una bollicina sola, ma una Sicilia delle bollicine. Una rete capace di unire produzione, accoglienza, paesaggio e cultura del vino.












