Storie Web giovedì, Maggio 7

Continuano le polemiche per la partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia: il Paese è presente non perché invitato formalmente ma perché ha un suo padiglione e lo ha aperto nonostante la mancanza di un invito. La presenza della Russia alla manifestazione è stata osteggiata dalla Ue (la Commissione europea ha avviato la procedura per sospendere circa 2 milioni di euro destinati alla Biennale) e da diversi governi europei. Anche il governo italiano è stato critico a eccezione del ministro Matteo Salvini; il ministero della Cultura ha infatti mandato gli ispettori a Ca’ Giustinian. Poi sono arrivate le dimissioni della Giuria internazionale, ed è stata cancellata la cerimonia ufficiale del giorno dell’inaugurazione, il 9 maggio, alla quale il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva già dato forfait.

Oggi è intervenuto l’ambasciatore russo in Italia. «C’è qualcosa di veramente morboso e irrazionale nell’ossessione dell’Ue di perseguitare la cultura e l’arte russa attraverso sanzioni e ogni sorta di restrizione». Così su Facebook l’ambasciatore della Russia in Italia A.V. Paramonov che oggi ha inaugurato il padiglione russo della Biennale. «È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la Direzione della Biennale, siano diventate bersaglio di inaccettabili e brutali diktat e pressioni da parte dell’Ue i cui burocrati grigi e senza volto hanno fatto di tutto per abbassare la ’cortina di ferro’ e impedire qualsiasi scambio tra i paesi Ue e la Russia».

Apre la Biennale, lo spazio dell’arte oltre tutte le polemiche

«Siamo ben consapevoli – dice ancora – che la maggior parte delle persone di buon senso in Italia non condivide questo approccio e non intende recidere i secolari legami culturali con la Russia, uno dei cui simboli è il padiglione russo nella Laguna. E certamente non sarebbero d’accordo con l’assurda affermazione secondo cui la presenza di oltre 50 giovani musicisti, filosofi e poeti russi, nonché di rappresentanti di Argentina, Brasile, Italia, Mali, Messico e Stati Uniti che partecipano al nostro progetto, rappresenti un colpo all’unità occidentale e, di fatto, la sua sconfitta».

«La nostra presenza alla Biennale dimostra soltanto la disponibilità della Russia, come quella di molti altri Paesi, a continuare a comunicare con l’Italia non attraverso la coercizione e la dittatura, ma nel linguaggio della cultura e dell’arte, per condurre un dialogo normale, reciprocamente rispettoso e paritario». «La nostra presenza in Laguna rappresenta la naturale prosecuzione della tradizione di legami culturali con l’Italia. La Russia fu uno dei primi paesi a sostenere l’iniziativa di Riccardo Selvatico, sindaco di Venezia dal 1890 al 1895, di istituire la Biennale di Venezia e costruì il proprio padiglione nei Giardini nel 1914, progettato dall’architetto di fama mondiale A.V. Shchusev”».

«Purtroppo, a causa delle sanzioni – ha continuato Paramonov – l’allestimento russo completo nella Laguna durerà solo quattro giorni di anteprime. Successivamente, dal 9 maggio al 22 novembre, sarà disponibile al pubblico solo in formato video». Il diplomatico ha parlato dell’opera: “Il progetto presentato dal collettivo, ’Albero Radicato nel Cielo’, si inserisce perfettamente nel concetto generale dell’attuale edizione della Biennale di Venezia, ’In Tonalità Minori’, con la sua enfasi sui temi dell’inclusione e dell’esclusione e del ’diritto di parola’, proposto dalla critica d’arte camerunese Koyo Kouoh, purtroppo scomparsa senza aver visto realizzata la sua visione”.

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