Storie Web venerdì, Luglio 17

Se nel primo trimestre del 2026 i consumi delle famiglie sono cresciuti e la propensione al risparmio è rimasta stabile, nei mesi primaverili avrebbero nettamente rallentato, in linea con il peggioramento delle valutazioni delle famiglie sull’evoluzione del quadro economico internazionale e della maggiore prudenza nelle decisioni di spesa a fronte del marcato rialzo dei prezzi energetici. A mettere in evidenza questo aspetto è la Banca d’Italia.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nei mesi invernali il Pil dell’Italia, sottolinea nel Bollettino Economico pubblicato venerdì 17 luglio, ha continuato a espandersi a un ritmo moderato (0,3 per cento). «Nel secondo trimestre del 2026, segnato dal conflitto in Medio Oriente, l’accumulazione di capitale si sarebbe attenuata e i consumi delle famiglie avrebbero rallentato. Secondo le nostre previsioni pubblicate in giugno – si legge nel documento -correggendo per il numero di giornate lavorative, il Pil aumenterà dello 0,5 per cento nel 2026, dello 0,4 nel 2027 e dello 0,9 nel 2028. Considerando il migliore andamento nel primo trimestre rispetto a quanto inizialmente atteso, la crescita del Pil aumenterebbe quest’anno allo 0,6 per cento. Il marcato rialzo dei prezzi dei beni energetici – avverte Bankitalia – comporterà un ampliamento del disavanzo energetico dell’Italia».

In primavera i consumi delle famiglie hanno rallentato

Nell’indagine viene messo in evidenza che, dopo un primo trimestre dell’anno in cui i consumi delle famiglie sono cresciuti e la propensione al risparmio è rimasta stabile, «in primavera i consumi avrebbero nettamente rallentato. In base a nostre stime – chiarisce Bankitalia -, nonostante alcuni segnali favorevoli provenienti dalle vendite al dettaglio e dai dati sui flussi di pagamento, nel secondo trimestre le decisioni di spesa sono state improntate alla cautela, risentendo dei rincari energetici e dei loro effetti sul reddito disponibile delle famiglie».

Diminuisce l’indice del clima di fiducia

«Indicazioni coerenti con queste stime – si legge ancora nel report – provengono dalle indagini congiunturali dell’Istat. Nello stesso periodo l’indice del clima di fiducia è ulteriormente diminuito, collocandosi al di sotto della media storica, soprattutto nelle componenti relative alle attese sulla situazione finanziaria personale e sul quadro macroeconomico generale. Anche l’indice relativo alle intenzioni di acquisto di beni durevoli è sceso, in linea con il rallentamento delle immatricolazioni di autovetture».

Gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz

Nel report l’istituto di Via Nazionale ricorda poi che «la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran ha riacceso le tensioni sui mercati energetici. Il rincaro di petrolio e gas naturale ha determinato pressioni al rialzo sull’inflazione nelle principali economie. L’elevata incertezza sui tempi di ripristino dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz grava sul commercio globale e sulla crescita. I rendimenti dei titoli sovrani – si legge ancora nel report – sono aumentati, mentre i corsi azionari continuano a beneficiare dei buoni risultati dei produttori di infrastrutture per l’intelligenza artificiale».

Condividere.
Exit mobile version