Storie Web martedì, Ottobre 20

Circa 91 milioni di visite evitate dal medico di famiglia o dal pediatra di base, oltre 1 milione di accessi in meno al Pronto soccorso, nonché tempo e benefici restituiti ai cittadini e al sistema salute: il ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione, che rappresentano il 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale, consentirebbe al Servizio sanitario nazionale di risparmiare e reinvestire quasi 3 miliardi di euro.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

E’ la stima contenuta in studio promosso da Assosalute, l’Associazione nazionale dei farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, realizzato da TEHA Group (The European House – Ambrosetti). Il report analizza per la prima volta in modo integrato il valore industriale, economico, sociale e sanitario del comparto dei farmaci da banco (o di automedicazione) in Italia, quelli che non richiedono l’obbligo di prescrizione medica per essere acquistati in farmacia ma che sono, comunque, sottoposti all’autorizzazione e al controllo da parte dell’Agenzia italiana del farmaco.

Oltre 290 milioni di confezioni dispensate

“In Italia l’automedicazione è una pratica diffusa e consolidata – ha ricordato il presidente di Assosalute, Michele Albero -: nel 2025 ha generato 3,2 miliardi di vendite al pubblico con oltre 290 milioni di confezioni dispensate. Dietro questi numeri vi è un modello di salute fondato sulla capacità delle persone di riconoscere e gestire i disturbi lievi, con il supporto del farmacista e del medico e nei limiti entro i quali l’autocura è appropriata”.

Accanto al valore per la salute, il comparto esprime una filiera industriale solida e con un know how riconosciuto a livello internazionale. Le imprese associate ad Assosalute, che rappresentano oltre il 70% del mercato, hanno raggiunto nel 2025 un valore della produzione di 1,27 miliardi e un valore aggiunto per addetto che è quasi doppio rispetto alla manifattura italiana, con un’occupazione di qualità che vede oltre la metà degli addetti laureata e il 44% donne. “Ogni euro generato dalle nostre imprese – sottolinea Albero – ne attiva altri tre nel resto dell’economia”.

Spesa pro capite inferiore ai partner europei

Il rapporto Teha, tuttavia, evidenzia un divario che non può essere ignorato: la spesa pro capite per i medicinali senza obbligo di prescrizione è significativamente inferiore alla media dei paesi europei più grandi. “In Italia – sottolinea Daniela Bianco, partner di The European House Ambrosetti e responsabile Health & Life Sciences di Thea Group – meno di un cittadino su 5 dichiara di aver fatto ricorso all’automedicazione nelle ultime due settimane, contro il il 70% della Finlandia, il 42% dei Paesi Bassi e il 37% della Germania”. Anche la spesa pro capite, pari a 54,3 euro l’anno, è la più bassa tra i Paesi Big-4 (Germania, Francia, Italia e Spagna) e il Regno Unito, e anche la crescita registrata tra il 2020 e il 2025 non è stata sufficiente a colmare il divario. Pesa anche la scarsa ampiezza dell’offerta, la variabile che incide di più sullo sviluppo dell’offerta: negli ultimi 10 anni l’Italia ha registrato solo 6 switch, cioè la riclassificazione di farmaci allo status di non prescrizione, contro i 26 del Regno Unito, i 15 della Germania e gli 8 della Spagna. “Eppure – continua Bianco – il contributo dei farmaci di automedicazione si traduce in una guadagno di 4,8 mesi di vita in buona salute: sembrano pochi, ma sono gli stessi che abbiamo perso in termini di aspettativa di vita con la pandemia di Covid-19”.

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