Storie Web martedì, Ottobre 20

Trentaquattro anni fa la strage di via D’Amelio, a Palermo. Quel 19 luglio 1992 furono uccisi dal tritolo mafioso il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di polizia Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli. Un eccidio compiuto 57 giorni dopo quello di Capaci, in un contesto di immobilismo e complicità che impedirono di proteggere Borsellino e la sua scorta da una tragica fine annunciata. Tante le iniziative in programma e in corso da giorni, tra Agende rosse, attività per bimbi, dibattiti, veglie e fiaccolate.

Alle 16:58, ora della strage di via Mariano D’Amelio, le centinaia di persone presenti alla manifestazione organizzata dalle Agende rosse hanno osservato un minuto di silenzio. Subito dopo è stato suonato il Silenzio e l’inno di Mameli. Un lungo applauso ha chiuso il momento solenne.

In via D’Amelio sono presenti, tra gli altri, il fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, Giovanni Impastato, fratello di Peppino e coordinatore delle attività di Casa memoria, l’europarlamentare ed ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il leader del M5S Giuseppe Conte, Roberto Scarpinato, senatore del M5S, e Federico Cafiero De Raho, deputato del M5S, i magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci. Molti giovani hanno alzato verso l’alto la mano tenendo l’agenda rossa, simbolo della richiesta di verità e giustizia sulla strage. Alcune persone esponevano cartelli con scritto: “Colosimo, Mori dove l’hai lasciato”, “Stragi ’93, la Commissione non vede non sente non parla”. Durante la giornata si sono svolti diversi eventi con bambini e ragazzi.

Mattarella: “Il disegno eversivo di via D’Amelio è stato sconfitto”

“La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani” dichiara il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Con il “contributo” di “uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni”, quel “disegno eversivo” è “stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti”.

 

Meloni: “Ha indicato strada in difesa legalità”

“Il 19 luglio è una data che ha segnato la storia d’Italia. E ha segnato anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un’eredità fatta di coraggio, amore per la Patria e fiducia nei giovani: ‘Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo’”: così la premier Giorgia Meloni in un post sui social nell’anniversario della strage. “Nel suo ricordo – aggiunge la premier – continuiamo a percorrere la strada che ci ha indicato, con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità”.

 

La Russa: “Riferimento per legalità e lotta a mafia”

“A trentaquattro anni dalla strage di Via D’Amelio, ricordiamo con riconoscenza e profondo rispetto Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Il loro sacrificio rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nella difesa della legalita’ e nella lotta contro la mafia. Custodirne la memoria significa riaffermare i valori della giustizia, della libertà e del senso civico. Nel loro ricordo rinnoviamo l’impegno a promuovere una cultura della legalità, affinché il loro esempio continui a ispirare le nuove generazioni e l’intera comunità”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in un post sui social.

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