Storie Web martedì, Ottobre 20

Un assist – ma è tutto da capire in termini di risorse possibili – è appena arrivato dal ministro della Salute in persona nell’intervista rilasciata durante il Forum “Welfare, Italia” di Unipol in collaborazione con TEHA Group: nella prossima manovra oltre alle assunzioni di personale sanitario, alla prevenzione e alla salute mentale – come ha annunciato – si darà «attenzione maggiore a chi è più avanti con l’età e a chi è affetto da malattie neurodegenerative che rappresentano una vera e propria piaga sociale». L’annuncio arriva nel giorno in cui il Patto per un Nuovo welfare sulla Non autosufficienza, che riunisce oltre 60 associazioni, mette sul tavolo la propria richiesta di “postare” in manovra almeno 500 milioni per i 4 milioni di anziani fragili, ma la platea arriva a 10 milioni di persone considerando i caregiver.
La richiesta del “Patto” – che è stato tra i promotori della Riforma della Non autosufficienza del 2023 (legge 33) – è rivista al ribasso rispetto a quanto presentato a luglio scorso: allora le associazioni puntavano a un miliardo ma a fronte di risorse per la sanità che in preventivo sono oggi dimezzate rispetto ai 5,5 miliardi chiesti da Schillaci al titolare del Mef Giorgetti, occorreva un bagno di realtà. Una richiesta “calibrata sui vincoli di finanza pubblica, che mantiene l’obiettivo di avviare un cambiamento e svilupparlo nel tempo”. Resta il fatto che “la prossima legge di bilancio è un’occasione da non perdere per dare risposte concrete agli anziani non autosufficienti e alle loro famiglie – avvisano dal Patto -. Le risorse sono limitate, ma è possibile individuare gli interventi prioritari da cui partire per affrontare una delle principali sfide sociali del Paese”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Quattro priorità

Il Patto propone di semplificare il percorso di accesso a servizi e sostegni, riducendo valutazioni e passaggi tra uffici; costruire un servizio domiciliare continuativo, che integri cure sanitarie e aiuto nella vita quotidiana; migliorare la qualità e l’accessibilità delle strutture residenziali; sperimentare la nuova Prestazione Universale, con importi graduati e una maggiorazione per chi sceglie servizi qualificati.

Percorso a ostacoli per 10 mln di persone

Le difficoltà del sistema sono concrete: per accedere a servizi e sostegni, un anziano deve affrontare in media 5-6 valutazioni; l’assistenza domiciliare offre 16 ore annue per assistito; circa 270.000 persone sono in lista d’attesa per un posto in struttura residenziale, un numero simile a quello degli anziani oggi ospitati.
Quando un genitore perde autonomia, le famiglie si trovano spesso a dover organizzare da sole l’assistenza, orientarsi tra servizi frammentati e sostenerne i costi. Se l’anziano può restare a casa, servono aiuti continuativi; quando ha bisogno di una struttura, occorrono posti disponibili, personale adeguato e rette sostenibili. Assistenza a domicilio e strutture residenziali sono risposte diverse a bisogni diversi, entrambe necessarie. Quando gli aiuti non bastano, la cura non scompare – sottolineano dal Patto -: ricade sul tempo, sul lavoro e sui risparmi dei familiari.

Un percorso avviato

Gli interventi proposti si inseriscono nel percorso delle recenti azioni di sistema. Dopo la riforma del 2023, all’inizio di ottobre il Governo ha approvato il primo Piano nazionale dedicato alla fragilità e alla non autosufficienza della popolazione anziana. È un passaggio importante: offre un riferimento comune alla programmazione e mette al centro obiettivi come l’assistenza a domicilio, l’accesso ai servizi e il rafforzamento del personale sociosanitario. Ora occorre proseguire lungo la strada tracciata: nel Documento programmatico di finanza pubblica non emergono ancora stanziamenti dedicati alle proposte del Patto, “ma la manovra è tuttora in fase di definizione”, è l’auspicio delle 60 organizzazioni e soprattutto delle famiglie in attesa di risorse.

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