Storie Web venerdì, Novembre 6

Il viaggio più lungo del pontificato (fino ad oggi) per Leone XIV inizia a poche settimane dall’intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore e a pochi giorni dalle elezioni di mid-term in Usa, che hanno scatenato una tempesta perfetta nella politica statunitense e a cascata in buona parte del pianeta. Compresa in quella parte di mondo, l’America latina, che da sempre gli Usa, pur con accenti diversi, considerano il cortile di casa. Robert Prevost ha votato nella sua contea di origine, un’area da sempre ultrademocratica (anche se lui da giovane si era pure iscritto alle primarie repubblicane), e questo gesto certamente ha creato una forte impatto nell’elettorato cattolico americano, che questa volta sembra aver voltato le spalle a Donald Trump, che nelle presidenziali aveva invece beneficiato di un largo consenso. Leone vola in Uruguay, Argentina e Perù: mentre a Montevideo – capitale di un paese a forte stabilità, considerato forse il più europeo del contente – c’è un presidente progressista, a Buenos Aires e Lima ci sono due presidenti che sono stati e forse sono ancora un po’ dei fan di Trump, ed erano i terminali della longa manus della politica estera definita “Dottrina Donroe”, l’evoluzione trumpiana della ormai datata Dottrina Monroe del 1823, secondo cui a sud del confine solo Washington può avere peso e influenza (del resto uno dei primi atti di Trump fu far arrestare il dittatore Maduro in Venezuela). Questo è il contesto politico dell’inizio del sesto viaggio apostolico di Leone – da 6 al 17 novembre – che eviterà di dare giudizi (il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha detto che certo qualcosa cambierà e di augurarsi pace e collaborazione) ma forse qualcosa dirà su cosa accaduto in America, specie in relazione alle guerre, tra quelle scatenate e quelle mai risolte nonostante i roboanti e ridicoli annunci. Per alcuni osservatori questo viaggio potrebbe essere l’innesco di una nuova fase politica del continente latino americano.

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Dodici giorni, tre paesi, 36 discorsi (in spagnolo)

Un ritorno per Prevost nei luoghi, in Perù, che lo hanno visto missionario e vescovo: nel corso dei dodici giorni, Leone XIV pronuncerà 36 discorsi, tutti in spagnolo, la lingua che accompagnerà gli incontri con le comunità e le autorità dei tre paesi. L’ultimo Papa a visitare Uruguay e Argentina fu Giovanni Paolo II. In Argentina si recò nel 1982 e nel 1987, in occasione della Giornata mondiale della gioventù. In Uruguay arrivò nel 1987 e vi tornò nel 1988. Il Pontefice polacco visitò anche il Perù nel 1985 e nel 1988, mentre Francesco vi si recò nel 2018. Per Leone XIV, che nel Paese andino ha trascorso una parte significativa della propria vita sacerdotale ed episcopale, il ritorno assume un significato personale e pastorale.

Il viaggio comincerà venerdì 6 novembre in Uruguay, Paese dalla forte identità laica, ma dalle profonde radici cristiane, ricorda Vatican News. A Montevideo, l’incontro con le autorità in Plaza Independencia, luogo simbolico della storia nazionale, offrirà l’occasione per riflettere sulla convivenza, sulla coesione sociale e sulla responsabilità di costruire una comunità capace di riconoscere la dignità di ciascuno. La capitale uruguaiana, sede del Mercosur, richiama anche le sfide condivise dai Paesi della regione, dalla tutela dell’ambiente al traffico di armi e droga.

In Argentina nel ricordo del predecessore Francesco, che non tornò mai nel suo paese

Domenica 8 novembre si aprirà la tappa argentina, dove incontrerà il presidente Javier Milei, che nella campagna elettorale che lo aveva eletto aveva ripetutamente insultato papa Bergoglio, che tuttavia mesi dopo l’elezione lo aveva ricevuto in Vaticano. Il leader argentino è stato ed è uno dei terminali della politica trumpiana, come lo stato i Bolsonaro in Brasile. Nella cattedrale della capitale è previsto anche un momento di omaggio alla memoria di Papa Francesco – che in dodici anni di pontificato non si è mai recato nel suo paese di origine, nonostante vaghe promesse – in un luogo che conserva una testimonianza del suo legame con la Chiesa argentina. Il Paese, segnato da una storia dolorosa ma anche dalla capacità di accoglienza e di ricostruzione democratica, offrirà al Papa l’occasione per affrontare il rapporto tra fede, responsabilità sociale e bene comune.

Nel suo Perù, un ritorno a casa: al centro dei discorsi le disuguaglianze e lo sfruttamento del territorio

L’ultima parte del pellegrinaggio sarà dedicata al Perù: anche qui c’è una presidente trumpiana di ferro, Keiko Fujimori Higuchi, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, che ha scontato anni di carcere per un autogolpe. Ma per Leone questo è un vero ritorno a casa: da Lima a Chiclayo, da Cusco a Pucallpa, Leone XIV ritroverà luoghi e comunità che conosce profondamente. Sarà anche un viaggio nella storia dell’evangelizzazione del continente, segnata dalla testimonianza di figure come santa Rosa da Lima, san Martín de Porres e san Toribio de Mogrovejo, promotore della diffusione del catechismo nelle lingue indigene quechua e aimara. Ma il Perù sarà anche il luogo nel quale potranno emergere con particolare forza alcune delle grandi questioni contemporanee le disuguaglianze sociali, la tutela dei popoli e dell’ambiente, lo sfruttamento delle risorse naturali e le conseguenze delle trasformazioni tecnologiche sulla vita delle persone. Temi che, secondo quanto illustrato durante il briefing, potranno trovare un riferimento nell’enciclica Magnifica humanitas, soprattutto nel rapporto tra fede e scienza, carità e tecnologia.

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