Il combustibile solido secondario (Css), prodotto dai rifiuti non riciclabili, è pronto a contribuire in modo sempre più deciso al fabbisogno energetico italiano. È il messaggio emerso dal convegno sul tema organizzato da Cisambiente Confindustria alla fiera Ecomondo di Rimini “Autonomia energetica: grazie Css!”.
Dopo la semplificazione normativa contenuta nel recente decreto Ambiente-bis (si veda il Sole 24 Ore del 6 ottobre scorso), questo prodotto si candida ad aumentare nei consumi e nella produzione. Per la dg di Cisambiente Confindustria, Lucia Leonessi, «la semplificazione per l’uso del Css introdotta con il decreto è un risultato che decisamente ci appartiene. Per dieci anni, fin dalla nascita di Cisambiente, ci siamo battuti per il riconoscimento del combustibile solido secondario come risorsa strategica e dunque prodotto, per promuoverne l’utilizzo come si addice ad una conveniente ed ecologica risorsa. Oggi questa battaglia si è tramutata in realtà ed è esattamente il frutto di un percorso normativo che ha saputo recepire le nostre istanze. Analizzare gli effetti concreti che le nuove regole hanno sull’industria significa capire che il Css abbassa i costi energetici nel sistema Paese, abbatte la CO2 e valorizza le frazioni non riciclabili».
Oggi l’utilizzo di questo combustibile, ha sottolineato Roberta Toffanin – consulente del Mase, nel cda del Gse e tra i partecipanti al convegno – è cresciuto, ma ci sono ampi margini di miglioramento: secondo il Comitato di vigilanza e controllo del Css, nel 2023 ne sono state usate 120mila tonnellate, nel 2024 160mila e nel 2025 220mila: «In italia si possono utilizzare circa 500mila tonnellate di Css nei cementifici», ha detto Toffanin. Un numero confermato da Margherita Galli, responsabile Ambiente di Federbeton: «Per essere in linea con la nostra tabella di decarbonizzazione, dobbiamo passare dal 26,5 al 47% di sostituzione calorica», ha aggiunto. E ci sono possibilità di utilizzo anche nella generazione elettrica. Ora il decreto Ambiente-bis sembra aver risolto le criticità normative e indicato la strada: le aspettative, per questo prodotto, sono di crescita.
Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente e autore del decreto che ha fissato i criteri di produzione del Css nel 2013, ha stimato una futura produzione in Italia di 6,7 milioni di tonnellate, data dal 20% dei rifiuti prodotti più la metà delle plastiche raccolte in Italia. Altre stime parlano anche di 10 milioni di tonnellate potenziali. Clini ha calcolato, in base al prezzo di produzione medio del Css, un risparmio sull’import di combustibili fossili di 4,7 miliardi: «Non è più solo un tema ambientale – ha detto – ma economico. Sarebbe opportuno che il governo, la conferenza delle regioni e le associazioni firmassero un accordo di programma per valorizzare questo combustibile nell’economia nazionale».
Oggi la produzione, lo ha ricordato la presidente di Ispra Alessandra Gallone, si attesta su 1.730.000 tonnellate, con 500mila che prendono la strada dell’estero. Per invertire la tendenza, Ispra si propone di realizzare una mappatura dei flussi di produzione del Css, del fabbisogno energetico delle nostre industrie e insieme della qualità ambientale dei territori.










