Provocazione, intimidazione o prova generale di un attacco nello spazio? Le manovre compiute a metà ottobre dal satellite russo Kosmos-2612 attorno a ICEYE-X36, appartenente al gruppo di origine finlandese ICEYE, non permettono di scegliere con certezza una risposta. Documentano però qualcosa di concreto: la capacità di raggiungere un satellite altrui, accompagnarlo lungo l’orbita e avvicinarsi fino a distanze potenzialmente molto ridotte.
Secondo la ricostruzione della società statunitense COMSPOC, specializzata nel monitoraggio degli oggetti spaziali, fra il 16 e il 18 ottobre i due veicoli hanno trascorso circa 24 ore a meno di due chilometri l’uno dall’altro e circa dodici ore entro un chilometro. Il passaggio più vicino, il 17 ottobre, è stimato in una sessantina di metri. È un valore da trattare con cautela: per quel punto della traiettoria la stessa analisi indica un’incertezza massima di circa 950 metri. Non una distanza accertata, dunque, ma un avvicinamento che merita attenzione per l’intera sequenza di manovre che lo ha preceduto e seguito.
Kosmos-2612 non si è trovato lì per un incontro casuale. La ricostruzione descrive un innalzamento dell’orbita, una fase di recupero della distanza e successive accensioni dei propulsori, fino a raggiungere il piano e la quota di ICEYE-X36. Quest’ultimo, secondo COMSPOC, non ha manovrato. Il satellite russo si è poi allontanato il 18 ottobre.
Le velocità richiedono una precisazione. A impressionare non è la rapidità con cui entrambi percorrono l’orbita terrestre, migliaia di chilometri all’ora, ma la lentezza del loro movimento reciproco: nei punti di massimo avvicinamento, COMSPOC calcola velocità relative comprese fra 15 e 90 centimetri al secondo. Non un bolide che sfiora un altro bolide, quindi, ma un passaggio lento e controllato di due bolidi. È proprio questa capacità di accompagnare un oggetto a rendere la manovra strategicamente significativa.
L’analisi delle traiettorie, tuttavia, non rivela da sola l’intenzione. Un avvicinamento può servire a osservare e caratterizzare un altro satellite; può anche dimostrare una capacità utilizzabile per interferire con le sue operazioni. Senza informazioni sui sistemi di bordo e sugli ordini ricevuti, definire l’episodio un tentativo di attacco andrebbe oltre quanto documentato. La stessa tecnologia dei satelliti “ispettori” si presta a impieghi diversi, dalla sorveglianza alle operazioni potenzialmente ostili.











