«Finora l’AI è stata usata per assistere il lavoro», ha detto Leone. «Ora verrà usata per farlo». E senza orari: «Se la tua AI smette di perseguire un obiettivo alle cinque del pomeriggio, quando il dipendente torna a casa, non ti stai prendendo la responsabilità di quel risultato».
Il gestionale che “scompare”
«L’AI dovrebbe permetterti di non pensare quasi più al software», ha detto il co-ceo Mike Sicilia nel keynote d’apertura. «Perché qualcuno dovrebbe navigare sei sistemi per fare una cosa sola?». L’architettura è a strati. L’utente non apre più menu e maschere: descrive cosa vuole ottenere. Lo fa da Agentic Home, la nuova schermata iniziale di Fusion. È anche una app per smartphone con i comandi vocali per le «decine di milioni» di utenti che non passano la giornata davanti al pc: tecnici, commessi, infermieri, magazzinieri.
A raccogliere le richieste è Fusion Companion, una sorta di centralino intelligente che sa chi è l’utente e cosa è autorizzato a fare, e smista il lavoro: a una semplice transazione, come una richiesta di ferie; a un’applicazione agentica, cioè un programma costruito attorno a un obiettivo («spedire in tempo al minor costo») che lavora in continuo; oppure, per i compiti più lunghi e complessi, a Fusion Claw, lo specialista. Tutto avviene sui dati del gestionale.
Meno token per obiettivo
Un agente che interroga il modello linguistico record dopo record costa molto e sbaglia di più su grandi volumi di dati. La soluzione di Oracle separa il ragionamento dall’esecuzione per risparmiare token, la moneta dell’AI. Il modello linguistico pianifica e scrive la logica, poi il calcolo passa a sistemi tradizionali. I token si consumano solo nella fase di ragionamento e il sistema «prende appunti» sui percorsi già seguiti. Nei test interni, dice Oracle, il tempo di ragionamento nelle esecuzioni successive scende fino al 50%.
Di chi è la responsabilità?
Più autonomia richiede più garanzie. «Più intelligenza artificiale non significa meno controlli», ha detto Sicilia. «È la fiducia che permette all’AI di funzionare». Ogni esecuzione di Claw avviene dentro un perimetro di regole definito dall’azienda (policy, soglie di approvazione, procedure) e produce una «ricevuta» con chi ha deciso cosa, su quali dati e con quali alternative.










