Un tessuto produttivo solido e fortemente ancorato ai territori di origine, capace di esprimere margini reddituali di tutto rispetto, ma al tempo stesso imbrigliato in assetti di governance tradizionali e ancora timido nella misurazione della sostenibilità e nell’apertura ai mercati esteri. È il quadro delineato dal primo report dell’Osservatorio Methrica per le Pmi del Mezzogiorno, nato dalla collaborazione tra Methrica, spin-off dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e Banca Generali Private.
L’indagine ha analizzato un macro-campione di 10.893 Pmi produttive attive nel Sud e nelle Isole (escludendo il commercio puro), offrendo una mappa puntuale dell’ossatura industriale del territorio. Una realtà dove la piccola dimensione resta dominante, l’82% delle imprese conta tra 10 e 49 addetti, a fronte di un 18% di medie aziende, e dove la longevità è un tratto distintivo: oltre il 75% del campione opera sul mercato da più di un decennio.
Redditività solida e spinta regionale
Dal punto di vista economico-finanziario, l’impresa tipica del Mezzogiorno evidenzia una salute strutturale rassicurante. Il rapporto di liquidità mediano è pari a 1,22, il margine Ebitda mediano raggiunge un significativo 10,5%, mentre il Roa si attesta al 3,5% e il Roe al 13,3 per cento. A livello geografico, la massa critica si concentra per oltre due terzi in tre sole regioni: la Campania guida con 3.431 aziende (31,5% del totale), seguita dalla Puglia con 2.181 realtà (20%) e dalla Sicilia con 1.751 (16,1 per cento). L’Abruzzo presidia il 9,8% con 1.069 imprese, mentre il quadro si completa con Sardegna (655), Calabria (637), Basilicata (348) e Molise (181). Sotto il profilo settoriale, a spingere i ricavi sono soprattutto costruzioni e impiantistica (36,7%), agroalimentare (10,6%), metalmeccanica (10,1%), agricoltura (8,4%) e materiali (6,5 per cento).
Governance padronale e il nodo della sostenibilità
Se i bilanci tengono, è sul fronte organizzativo che emergono i limiti più evidenti. Nel 71% delle Pmi l’organo di governo è affidato a un amministratore unico, concentrazione che sale all’80% tra le piccole imprese, il Consiglio di Amministrazione diventa la norma soltanto tra le medie realtà. Il vertice aziendale presenta un’età media di 55 anni, con una permanenza nell’incarico superiore a nove anni e una presenza femminile limitata al 17 per cento. Nel 72,3% dei casi, almeno un componente del vertice partecipa direttamente alla proprietà. Tale assetto si riflette sui presìdi di compliance e sostenibilità. Sebbene molte aziende adottino pratiche green operative, l’adozione di metriche e modelli di rendicontazione strutturati rimane confinata a poche eccellenze. Su 1.100 aziende analizzate nel dettaglio, 245 mostrano strumenti documentati (193 codici etici, 177 canali di whistleblowing, 148 Modelli 231), ma le certificazioni ambientali formali (ISO 14001) si fermano a 71 imprese e la rendicontazione ESG societaria riguarda appena 10 realtà.
«Molte Pmi del Mezzogiorno hanno già avviato percorsi concreti di sostenibilità, innovazione e sviluppo – spiega Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali. – La sfida oggi è trasformarli in fattori strutturali di competitività. Come Banca Generali accompagniamo imprenditori e famiglie imprenditoriali con una visione di lungo periodo, affiancandoli sui temi della crescita, della governance, del passaggio generazionale e dell’accesso ai capitali. In questa direzione si inseriscono la collaborazione con Methrica, Università Federico II e Intermonte e il progetto Pmi2Change, nato per favorire un incontro più efficiente tra mercato dei capitali e imprese italiane».











