Almeno il 20% delle insegne italiane del franchising nell’arco dei prossimi tre anni intende espandersi all’estero andando ad aggiungersi a quel 41% di catene italiane presenti oltreconfine. A dirlo è uno studio di Assofranchising presentato nel corso della 39esima edizione del Salone Franchising Milano, manifestazione di riferimento per il mondo del franchising e del retail, organizzata da Fiera Milano fino al 3 ottobre all’Allianz MiCo. Al Salone sono presenti 121 brand, di cui 15 esteri da 11 Paesi come espositori.
«L’internazionalizzazione rappresenta una prospettiva strategica per molte reti, chiamate però a confrontarsi con mercati, normative e modelli di consumo differenti – avverte Massimiliano Maffioli, presidente di Assofranchising -. È importante costruire una dimensione sempre più internazionale del franchising, capace di favorire relazioni, scambi e opportunità concrete per accompagnare le imprese italiane sui mercati esteri». A trainare l’espansione internazionale sono soprattutto i settori dell’abbigliamento (58%), ristorazione (56%), arredamento (55%) e cura della persona (53%). Più contenuta, invece, la presenza oltreconfine della Gdo, che si attesta al 9 per cento.
L’Italia, secondo il Retailer Barometer Confimprese-Jakala, rimane debole e per fine anno si vede una leggera crescita delle vendite al +0,7% a parità di rete contro il +0,4% di inizio 2026. «I numeri ci dicono che il problema oggi non è il retail – commenta Mario Resca, presidente Confimprese – ma il clima di fiducia del Paese. Ciò che manca è la serenità necessaria perché le famiglie tornino a consumare con prospettive di medio periodo. I piani di sviluppo della nostra base associativa confermano una rete in espansione che guarda oltre alla congiuntura. L’86% delle aziende conferma le aperture stimate a inizio anno, solo il 14% le ridurrà». I piani di sviluppo delle insegne confermano una leva strategica di lungo periodo: la maggioranza continua a investire per rafforzare la presenza sul mercato con le aziende che pianificano le aperture con uno sguardo che va dai 3 ai 5 anni. Questo spiega la differenza tra l’andamento altalenante dei consumi e le previsioni delle aperture sia in Italia sia all’estero.
I piani delle imprese
Il valore del commercio moderno in Italia è di 39 miliardi di euro e il settore da lavoro a 327mila persone (+12%) in quasi 62.500 punti vendita. Come tutti gli esercizi commerciali, anche le reti in affiliazione sono comunque esposte alla debolezza della domanda che, secondo il Retailer Barometer Confimprese-Jakala, nei primi otto mesi del 2026 registra un calo dello 0,6%. Osservando la dinamica complessiva comunque, il franchising appare leggermente più resiliente rispetto al trend generale del commercio. La tenuta degli esercizi in franchising è testimoniata anche da Federfranchising, che ha quantificato nell’8% la crescita dei punti vendita nell’ultimo anno.
Tra le insegne che nei prossimo mesi prevedeno di aprire nuovi punti vendita ci sono Facile.it con store fisici dove i consumatori possono confrontare offerte su mutui, prestiti, assicurazioni auto, forniture di luce e gas, il noleggio lungo termine e carte di credito con il proprio brand. «Ad oggi siamo presenti sul territorio con 290 negozi e a fine anno arriveremo a 307 tra diretti e affiliati – dice Eugenio De Marco, Managin director canale fisici di Facile.it -. Nel corso del trimestre le aperture si concentreranno in Piemonte e nel Mezzogiorno con una sessantina di punti vendita tra Puglia, Calabria, Campania, Molise e Abruzzo, meno presidiate dove offriamo servizi di consulenza forniti di persona e al telefono».











