Storie Web martedì, Settembre 29

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi una delle principali cause di patologia e mortalità nel nostro Paese. Nella maggior parte dei casi non compaiono improvvisamente, ma sono il risultato di un processo che può svilupparsi nel tempo, spesso senza provocare sintomi nelle fasi iniziali. Per questo motivo, sottoporsi a controlli cardiologici, quando indicato dal medico, può contribuire a individuare precocemente eventuali alterazioni e a definire il proprio profilo di rischio cardiovascolare.
Ma che cos’è realmente un check-up cardiologico? Quando può essere consigliato e quali informazioni può fornire? Lo chiediamo alla dottoressa Marianna Volpe, cardiologa e responsabile dell’Unità di Riabilitazione cardiologica dell’IRCCS Policlinico San Donato, del Gruppo San Donato.

Check-up cardiologico: una valutazione costruita sulla persona
Il check-up cardiologico non coincide con una semplice sequenza di esami. È un percorso clinico che prende avvio dalla visita specialistica e viene definito in base alle caratteristiche, alla storia clinica e agli eventuali sintomi del paziente.
La visita rappresenta il momento centrale del check-up, perché permette di raccogliere informazioni sulla storia clinica, sulle abitudini di vita e sugli elementi che possono influenzare la salute cardiovascolare. Solo dopo questa prima analisi è possibile individuare gli accertamenti più appropriati.
“Due persone della stessa età possono avere un rischio cardiovascolare molto diverso. Per questo il check-up non può essere standardizzato: l’obiettivo è comprendere il profilo di rischio del singolo paziente e scegliere gli esami realmente utili, evitando sia accertamenti non necessari sia il rischio di trascurare condizioni che meritano un approfondimento”, spiega la dottoressa Volpe.

Quando può essere indicato?
La necessità di un controllo cardiologico varia da persona a persona e deve essere valutata insieme al medico.
Un check-up può essere consigliato in presenza di fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione arteriosa, colesterolo elevato, diabete o abitudine al fumo, ma anche in caso di familiarità per malattie cardiache, comparsa di sintomi quali dolore toracico, affanno o palpitazioni, oppure prima di iniziare un’attività sportiva intensa.
Anche l’età, la presenza di altre patologie o specifiche condizioni cliniche possono orientare il medico verso controlli periodici, con una frequenza definita sulla base delle esigenze del singolo paziente.

Quali esami possono far parte del check-up?
Ogni esame risponde a un preciso quesito clinico e contribuisce a completare la valutazione dello stato di salute cardiovascolare.
L’elettrocardiogramma consente di analizzare il ritmo e l’attività elettrica del cuore, mentre l’ecocardiogramma permette di studiare la struttura del muscolo cardiaco, la funzionalità delle valvole e la capacità di contrazione del cuore.
Quando necessario, il cardiologo può indicare anche il test da sforzo, utile per osservare la risposta del cuore all’attività fisica, gli esami ematochimici o indagini di imaging cardiovascolare, come la Tc (Tac) per la valutazione del Calcium Score, un esame che consente di quantificare la presenza di calcificazioni nelle arterie coronarie e di fornire informazioni aggiuntive nella stima del rischio cardiovascolare. La scelta degli accertamenti dipende sempre dal quesito clinico e non segue uno schema prestabilito.

Il valore del check-up va oltre i singoli esami
Gli esami forniscono informazioni diverse che acquistano significato solo se interpretate nel loro insieme.
“È proprio l’integrazione dei risultati con la storia clinica, i sintomi e gli eventuali fattori di rischio a consentire al cardiologo di stimare il rischio cardiovascolare e di decidere se siano necessari ulteriori controlli o approfondimenti diagnostici”, sottolinea la dottoressa Volpe.
Quando necessario, il check-up permette inoltre di individuare gli aspetti sui quali intervenire, come il controllo della pressione arteriosa, del colesterolo, della glicemia o l’adozione di stili di vita favorevoli alla salute cardiovascolare.

Un percorso che continua nel tempo
La prevenzione cardiovascolare non si esaurisce con una visita o con l’esecuzione di alcuni esami, ma rappresenta un percorso che può proseguire nel tempo attraverso controlli programmati e il monitoraggio dei principali fattori di rischio, secondo le indicazioni del medico.
“Il momento migliore per occuparsi della salute del cuore è quando si sta bene. Il check-up non deve creare allarmismi, ma offrire l’opportunità di conoscere meglio il proprio rischio cardiovascolare e, quando necessario, intervenire in modo tempestivo”, conclude la dottoressa Volpe.
Prendersi cura del cuore significa affidarsi a una valutazione specialistica personalizzata e seguire un percorso di prevenzione costruito sulle proprie caratteristiche e sui propri bisogni di salute.

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