LONDRA – Nel suo primo discorso in Parlamento da quando è diventato premier Andy Burnham oggi ha reso omaggio al suo predecessore Keir Starmer, che con un pizzico di malizia ha scelto proprio la giornata del debutto a Westminster del suo successore per annunciare le dimissioni da deputato e il ritiro dalla politica britannica.
Burnham ha ringraziato Starmer per avere riportato il partito laburista alla vittoria nel 2024 dopo 14 anni all’opposizione e per avere sempre sostenuto l’Ucraina, ribadendo che il suo Governo continuerà a fare altrettanto.
Burnham, premier da sei settimane che hanno coinciso con la chiusura estiva del Parlamento, è tornato a Westminster dopo dieci anni di assenza – periodo passato a fare il sindaco di Manchester. Nel suo discorso ha toccato tutti i temi a lui cari: la sua determinazione di abbassare il costo della vita, la sua missione di dare maggiore autonomia alle autorità locali, la sua convinzione che il suo successo a Manchester nel rilanciare l’economia tramite una stretta collaborazione tra pubblico e privato possa essere replicato in tutto il Paese.
Positività e ottimismo
Il premier ha anche insistito sul suo programma di riportare i servizi essenziali come trasporti, energia e acqua sotto il controllo pubblico. «Ho un piano credibile e coerente per rilanciare la crescita», ha detto Burnham. Più che i contenuti del suo discorso però quello che è diverso è il tono: un messaggio di positività e un senso di ottimismo che lo distingue da Starmer.
«Voglio riportare la speranza in ogni angolo del Paese», ha detto Burnham, e la gente sembra volergli credere. Per la prima volta da oltre un anno il Labour ha superato Reform, il partito di estrema destra, nei sondaggi di opinione grazie alla popolarità del nuovo premier. Una luna di miele che potrebbe non durare, dati i problemi che Burnham dovrà affrontare, dagli interessi sul debito che lievitano ai costi per la difesa, dalle spinose questioni internazionali al vertiginoso aumento dei costi dell’assistenza sociale, dall’inflazione in ascesa alla crescita ancora asfittica. Per ora però il premier ha il partito e gran parte dell’elettorato dalla sua parte, in netto contrasto con il suo predecessore, che era diventato suo malgrado il premier più impopolare della storia.







