La sospensione è scattata a maggio e sarà in vigore fino al 31 ottobre. Motivo: le gravi e persistenti minacce all’ordine pubblico e alla sicurezza interna rappresentate dal perdurare della minaccia jihadista, dall’aumento degli attacchi antisemiti, dalle crescenti reti criminali che facilitano la migrazione irregolare e il traffico di esseri umani, e dalla potenziale infiltrazione di individui radicalizzati verso il confine franco-britannico, nonché verso i confini del Canale della Manica e del Mare del Nord, insieme all’aumento della violenza tra i migranti, in particolare nelle zone costiere settentrionali come il Pas-de-Calais, creano condizioni pericolose sia per i migranti che per le forze dell’ordine. Ulteriori minacce derivano dal deterioramento del contesto di sicurezza globale, compresa l’instabilità in Iran, in Medio Oriente, in Afghanistan e in Somalia, nonché dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina. Infine, il vertice del G7 che si è svolto a Evian. La stretta riguarda tutte le frontiere interne (terrestri, aeree e marittime) con il Belgio, la Germania, il Lussemburgo, la Confederazione Svizzera, la Spagna e l’Italia.

Area in cui vige la libera circolazione senza controlli

L’area Schengen è una zona di libera circolazione senza controlli alle frontiere interne, istituita il 14 giugno 1985 con l’accordo che prende il nome dall’omonima cittadina lussemburghese in cui venne sottoscritto da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi. L’Italia ha sottoscritto l’accordo nel 1990. Le norme sull’abolizione dei controlli alle frontiere interne, implicanti l’ampiamento della libera circolazione per i cittadini dei Paesi firmatari, sono state perfezionate e ulteriormente definite dalla convenzione di attuazione del 19 giugno 1990. L’accordo e la convenzione formano dunque l’acquis di Schengen, che con il Trattato di Amsterdam del 1997 è stato integrato nel quadro giuridico dell’Unione e costituisce uno dei risultati più apprezzati dai cittadini europei. A partire dal 1995 il numero dei Paesi firmatari è progressivamente aumentato fino a coinvolgere oggi 25 Paesi membri UE e quattro Paesi associati (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).

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