Storie Web lunedì, Luglio 27

Cosa sta accadendo?

Le simulazioni climatiche indicano che la temperatura superficiale del Pacifico tropicale potrebbe superare di circa 0,8 °C il precedente record, registrato durante l’evento del 2015-2016. Otto decimi sembrano pochi ma per il clima sono una spinta enorme. Immaginate una vasca da bagno inclinata. L’acqua si accumula da una parte. Poi la vasca torna in piano e l’acqua si sposta rapidamente nella direzione opposta.

Cosa potrebbe accadere?

Secondo Nature, la NOAA stima all’80% la probabilità che l’evento diventi molto forte entro la fine del 2026. Le condizioni potrebbero durare almeno fino alla primavera del 2027. Gli scenari più estremi ipotizzano un’anomalia di circa 3,6 °C nelle acque del Pacifico tropicale usate per misurare El Niño. Non significa che l’intero pianeta si scalderà di 3,6 °C. È un dato regionale.

Per la temperatura media globale, alcune simulazioni indicano invece che il 2027 potrebbe arrivare a circa 1,7 °C sopra i livelli preindustriali. Sarebbe un picco annuale, non il superamento definitivo dell’obiettivo di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi. Ma sarebbe un segnale difficile da ignorare. La febbre di una sera non racconta tutta la malattia. Però dice che il paziente non sta bene.

Le conseguenze economiche?

Resta un punto: il record non è ancora certo. I modelli sono concordi su un evento molto intenso, ma venti, correnti oceaniche e distribuzione del calore possono ancora modificarne la traiettoria.

Le conseguenze economiche, però, potrebbero essere pesanti. L’El Niño del 1997-1998 avrebbe prodotto perdite cumulate per migliaia di miliardi di dollari negli anni successivi. Per l’evento attuale, alcune stime citate da Nature arrivano fino a 10.000 miliardi di dollari entro il 2032.

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