Storie Web martedì, Luglio 21

Il caso di Mario Roggero — il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver inseguito e ucciso in strada due rapinatori in fuga — rappresenta un chiaro esempio dei confini tra il diritto alla difesa e il divieto di farsi giustizia da soli. In Italia, la magistratura ha escluso la legittima difesa poiché l’incolumità fisica del gioielliere e della sua famiglia non era più a rischio (i malviventi erano ormai all’esterno del negozio) e l’uso della forza letale per difendere unicamente il patrimonio è stato giudicato sproporzionato. Un esito che ha suscitato molte polemiche, ma che probabilmente avrebbe ottenuto lo stesso esito anche in Francia e Spagna. Solo in Germania, forse, l’esito avrebbe potuto essere più favorevole al gioielliere.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Francia: il divieto assoluto di uccidere per i beni

In Francia, la légitime défense è disciplinata dagli articoli 122-5 e 122-6 del Code pénal. La legge francese traccia una linea netta tra l’incolumità personale e la proprietà privata: la difesa delle persone deve rispondere a un’aggressione attuale o imminente, essere necessaria e proporzionata. La difesa dei beni è consentita per interrompere l’esecuzione di un crimine contro la proprietà, ma il codice specifica espressamente: “sauf l’homicide volontaire” (salvo l’omicidio volontario). In territorio francese è severamente vietato uccidere qualcuno per proteggere degli oggetti o per recuperare una refurtiva.

Il caso del gioielliere di Nizza Stéphane Turk

Esiste un precedente giurisprudenziale simile in Francia: il caso del gioielliere di Nizza Stéphane Turk. Nel 2013, l’uomo sparò alle spalle a un rapinatore che fuggiva in scooter con il bottino. La legittima difesa venne rigettata totalmente: il 31 maggio 2018, Stéphane Turk viene condannato a 5 anni di prigione con la condizionale (pena sospesa, quindi senza andare in carcere). La corte decide di non condannarlo per omicidio volontario, bensì per “violenze volontarie con uso di armi che hanno causato la morte senza intenzione di volerla dare”. Turk ha accettato la sentenza senza presentare ricorso.

Spagna: il filtro della “necessità razionale”

Il codice penale spagnolo (Código Penal, art. 20.4) considera la legítima defensa come una causa di giustificazione totale (eximente completa), a patto che coesistano tre requisiti. Primo, aggressione illegittima: nel caso dei beni, deve configurarsi come un attacco che ne comporti il grave e imminente pericolo di perdita. Secondo, necessità razionale del mezzo impiegato: significa che il difensore deve scegliere la risposta meno dannosa possibile tra quelle concretamente disponibili per bloccare l’offesa. Terzo, mancanza di provocazione da parte di chi si difende. Per il Tribunal Supremo spagnolo, dal momento in cui il rapinatore smette di minacciare le persone e si dà alla fuga, l’aggressione contro l’incolumità è terminata. Utilizzare un’arma da fuoco contro soggetti in fuga per preservare un interesse puramente economico (i gioielli) viola radicalmente il principio della necessità razionale del mezzo.

Germania: l’eccezione del “diritto che non cede al torto”

La Germania possiede l’ordinamento storicamente più rigido a favore del cittadino aggredito. La legittima difesa poggia sul principio filosofico e giuridico secondo cui “Das Recht braucht dem Unrecht nicht zu weichen” (Il diritto non deve piegarsi davanti al torto). La differenza fondamentale risiede nella definizione di attualità del pericolo: per il diritto tedesco, l’attacco al patrimonio è considerato ancora in corso (gegenwärtig) finché il ladro è in fuga con la refurtiva e non l’ha ancora portata in un luogo sicuro. Tecnicamente, quindi, la “situazione di difesa” persisteva anche mentre i rapinatori corrono verso l’auto.

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