Storie Web martedì, Luglio 21

Alla fine il sorpasso dell’Africa è avvenuto. Ma per il continente non c’è nulla da rallegrarsi. Il nuovo rapporto Sofi sullo stato della sicurezza alimentare globale, pubblicato oggi dalla Fao, mostra che, sebbene la fame nel mondo sia diminuita per il terzo anno consecutivo nel 2025, i miglioramenti rimangono fragili, distribuiti in modo disomogeneo e insufficienti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. Un traguardo che rischia di sfumare all’orizzonte gravato da climate change, taglio di risorse pubbliche e finanziamenti umanitari, ma soprattutto dalla deflagrante onda d’urto del conflitto in Medio Oriente.

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Si stima che nel 2025 il 7,8% della popolazione mondiale abbia sofferto la fame, in calo rispetto all’8,1% del 2024 e all’8,6% del 2022. Considerando la stima puntuale di 645 milioni nel 2025, ciò indica una diminuzione di circa 14 milioni di persone rispetto al 2024 e di 43 milioni rispetto al 2022.

Il primato dell’Africa

In termini di disparità regionali, il rapporto ci dice che l’Asia, insieme all’America Latina e ai Caraibi, ha registrato progressi costanti negli ultimi anni. Al contrario l’Africa conta oggi il maggior numero di persone che soffrono la fame in termini assoluti (in un contesto di rapida crescita demografica): 309 milioni di individui, contro i 292 milioni dell’Asia e i 32 milioni di America Latina e Caraibi (rispettivamente il 20%, il 6% e il 4,8% della popolazione). La precedente tendenza al rialzo registrata in Africa sta però iniziando a stabilizzarsi (con la quota della popolazione che soffre la fame scesa dal 20,3 percento del 2024 al 20,0 percento del 2025).

Le prospettive alla luce della guerra in Medio Oriente

Il rapporto annuale offre inoltre proiezioni aggiornate sulla fame per i prossimi cinque anni, alla luce del conflitto in Medio Oriente. A seconda della durata dell’impatto della crisi sull’inflazione alimentare – aggravata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti – circa 510-520 milioni di persone potrebbero ancora soffrire la fame nel 2030 (rispetto alla proiezione più bassa di 503 milioni nello scenario pre-conflitto), con una riduzione prevista del 20 percento del numero globale di persone denutrite. Tuttavia, altri potenziali fattori di perturbazione, tra cui gli effetti di eventi meteorologici estremi come El Niño nel 2026 e nel 2027, non sono considerati in queste proiezioni e potrebbero aggravarne ulteriormente gli effetti.

Dagli autori del rapporto (Fao, Unicef, Ifad, Pam, Oms) il warning definitivo: conflitto in Medio Oriente, eventi meteorologici estremi, tagli di risorse pubbliche e finanziamenti umanitari rischiano di rendere il gap incolmabile.

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