Storie Web martedì, Luglio 21

Un record e un inedito sono le due caratteristiche principali del contratto nazionale 2025/27 dei 404mila dipendenti di Regioni ed enti locali, che oggi dovrebbe vedere l’intesa fra Aran e sindacati.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

I numeri

A meno di qualche sorpresa sempre possibile sui tavoli negoziali, l’accordo di oggi arriverebbe a meno di cinque mesi dalla firma definitiva sul triennio precedente, raggiunta il 23 febbraio scorso. La trattativa vera e propria è durata in tutto tre mesi, replicando quindi replica il calendario accelerato seguito per la scuola dove però l’intesa ha riguardato solo la parte economica. Lo sprint, che al prossimo consiglio dei ministri continuerà con il via libera ai contratti 2025/27 di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici e 2022/24 dei dirigenti scolastici, serve ad anticipare il più possibile gli effetti in busta paga; che nei Comuni, e qui c’è l’inedito, saranno un po’ più robusti rispetto alla media del comparto: 152 euro al mese contro 141 (gli arretrati vanno da 920 euro a 1.170 a seconda dell’inquadramento).

Più soldi ai Comuni

Il nuovo contratto, che ora dovrà superare i controlli di rito in Ragioneria generale e Corte dei conti prima della firma definitiva per l’entrata in vigore, utilizza infatti il fondo creato con l’ultima legge di bilancio, 50 milioni nel 2027 e 100 dal 2028, che si aggiunge ai 998,81 milioni a regime a carico dei bilanci locali per ridurre lo spread retributivo che penalizza i dipendenti locali, e li spinge a migrare quando possibile verso amministrazioni meno francescane nelle buste paga. Per ora il fondo è leggero e riservato ai Comuni, che occupano quasi l’85% dei dipendenti del comparto, mentre i 48mila dipendenti di Province e Città metropolitane restano esclusi pur non avendo stipendi molto diversi da quelli dei loro colleghi municipali. Ma la novità della legge di bilancio (comma 674 della legge 199/2025) è il primo finanziamento centrale e strutturale al personale degli enti locali, e potrebbe essere il primo ingranaggio di un meccanismo da rafforzare in seguito: saldi di finanza pubblica permettendo.

Le altre novità

Sempre in fatto di buste paga, merita di essere segnalato un gruppo di nuove regole sulle voci integrative, in particolare per le «elevate qualificazioni» (cioè i quadri che occupano lo scalino più alto degli organici non dirigenziali). Per finanziare questi incarichi, caratterizzati da una retribuzione di posizione compresa fra i 5mila e i 22mila euro annui, gli enti potranno destinare una quota dei risparmi generati dal mancato utilizzo integrale degli spazi per nuove assunzioni, fino ad aumentare le risorse entro un tetto che le bozze fissano al 15% del totale.
In questo quadro un occhio di riguardo è rivolto alle amministrazioni prive di dirigenti, cioè agli oltre 7mila Comuni (poco meno del 90% del totale) troppo piccoli per avere in organico personale con le stellette. Per loro viene molto semplificata l’articolazione del fondo decentrato, sia nella parte stabile sia in quella variabile; e viene data un’altra spinta alle gestioni associate, per promuovere ilwelfare integrativo e le iniziative di formazione.
Per tentare di sciogliere un intricato nodo giurisprudenziale, il contratto prevede il riconoscimento anche nei giorni di ferie delle indennità legate a turno e condizioni di lavoro.
La norma riprende quanto già previsto nel contratto delle Funzioni centrali firmato il 9 giugno scorso: e lo stesso accade per le nuove tutele da attivare in caso di utilizzo dell’Intelligenza artificiale e per la verifica, a luglio 2027, sulle eventuali differenze fra le dinamiche retributive e quelle dell’inflazione.

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