Storie Web giovedì, Luglio 16

Una settimana fa la Cina è riuscita in una notevole impresa spaziale: il booster, la parte inferiore, di un razzo Lunga Marcia 10B lanciato pochi minuti prima, è rientrato verso terra finendo la corsa su una piattaforma galleggiante nel Mar Cinese Meridionale. Una manovra perfetta: il booster ha rallentato, si è diretto verso il centro della struttura, quasi fermandosi, ed è stato assicurato con una rete di cavi, quasi preso al lazo. Verrà riusato, come da tempo fa SpaceX con i suoi Falcon 9. È un passo importante per la Cina, che ormai tallona molto da vicino gli Stati Uniti in campo spaziale e nella nuova corsa alla Luna. Non serve direttamente per arrivare al nostro satellite, ma è una dimostrazione del livello tecnico raggiunto.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lo snobismo occidentale

La Cina, con le sue università piene di ricercatori e le industrie di Stato e private – per quanto significhi questa distinzione – è ormai una delle principali potenze mondiali nella scienza e nella tecnologia, e realizza anche progetti che in Occidente si discutono da anni. Eppure, qui è poco considerata: non solo nei media, ma anche nelle citazioni dei lavori dei ricercatori cinesi. Questo è il punto importante da capire: perché noi occidentali facciamo così? È snobismo, senso di superiorità “storico”, paura del confronto?

Per rafforzare la domanda bastano pochi esempi, senza nessuna pretesa di completezza. Oltre ai successi in campo spaziale – con sonde su Luna e Marte e una seconda stazione orbitale – la Cina ha il rivelatore di raggi cosmici ad altissima energia più sensibile al mondo, completato nel 2021 sull’altopiano tibetano; il radiotelescopio a singola antenna più grande e sensibile oggi in funzione, con un piatto di 500 metri inserito in una depressione carsica nel Guizhou; uno dei computer quantistici più veloci; decine di migliaia di brevetti nel campo dell’intelligenza artificiale; il più grande centro di ricerca medica sui primati.

Il primato nella ricerca

Se passiamo alle università, vediamo negli ultimi dieci anni una costante ascesa delle principali istituzioni cinesi, molte delle quali praticamente sconosciute in Occidente. Per quanto le metriche che misurano la produttività scientifica siano opinabili e imperfette, quando tutte vanno nella stessa direzione almeno la tendenza si può ritenere sicura. Nel dicembre scorso è arrivata una conferma dal Nature Index, che ha pubblicato per la prima volta una graduatoria dedicata alle scienze applicate: la Cina domina con sicurezza la classifica.

La graduatoria si basa sugli articoli pubblicati nel 2024 in riviste e conferenze specializzate nelle scienze applicate: dall’ingegneria all’informatica, dalla scienza dei materiali all’alimentare L’indice si fonda sul conteggio quantitativo degli articoli pubblicati in un corpus selezionato di riviste peer reviewed e quindi, pur con tutte le critiche possibili, i suoi risultati possono essere considerati, almeno qualitativamente, indicatori affidabili delle tendenze globali.

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