Storie Web martedì, Giugno 23

Calano gli scioperi ma resta una forte la conflittualità promossa da piccole sigle sindacali di base o da vertenze locali. Ampio è il ricorso all’effetto annuncio: su circa quattro proclamazioni quotidiane, meno di tre sfociano in un’astensione reale, ma quando la revoca è comunicata all’ultimo, restano i disagi per i cittadini. Più di uno sciopero su tre si concentra nel trasporto pubblico locale, in quello ferroviario, aereo e marittimo.

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Il 2025 con 1.020 astensioni dal lavoro effettuate registra una flessione del 5,5% rispetto al 2024, ed una contrazione complessiva del 9,6% nel triennio (il confronto è con le 1.129 del 2023 alle 1.080 del 2024), secondo la Relazione annuale della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, illustrata dalla presidente Paola Bellocchi alla Camera. La riduzione non riguarda solo l’attuazione finale dello sciopero, ma anche l’iniziativa conflittuale a monte, anche se il calo delle proclamazioni totali (1.564) è stato più contenuto (-5% nel triennio) del calo delle effettuazioni reali.

Raddoppiati gli scioperi generali: da 17 a 35

In controtendenza il dato dello sciopero generale: in questo caso le proclamazioni sono raddoppiate, passando dalle 17 del 2024 alle 33 del 2025. «Questo incremento, quasi interamente ascrivibile all’iniziativa di sigle minori e del sindacalismo di base, si è tradotto in 27 mobilitazioni effettivamente svolte, concentrate in 9 giornate complessive», ha spiegato la professoressa Bellocchi. Il dato più nuovo è la diffusione di scioperi di natura politica caratterizzati da una forte impronta transnazionale, in cui il conflitto in Palestina e la critica alla cosiddetta ‘economia di guerra’ sono emersi come potenti catalizzatori di mobilitazioni trasversali.

La conflittualità locale alimenta le proteste

 Motore quotidiano della protesta è la conflittualità territoriale, alimentata da criticità aziendali o locali: quasi 3 scioperi su 4 avvengono a livello locale, rappresentando il 72,5% delle astensioni totali, anche se questa tipologia di agitazione «appare più fluida e soggetta a mediazioni, molto legata a variabili di contesto, con un tasso di attuazione del 61%».

 A livello geografico, la protesta è concentrata nelle aree a maggiore densità abitativa come Campania, Lombardia e Sicilia, con il Nord che guida complessivamente la quota più alta di conflittualità territoriale.

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