L’ex governatore della Federal Reserve Alan Greenspan è mancato oggi all’età di 100 anni per complicazioni legate al morbo di Parkinson. Lo ha annunciato la moglie, la giornalista di Nbc News Andrea Mitchell. Nominato presidente della banca centrale americana nel 1987 dal presidente Ronald Reagan, Greenspan guidò la banca centrale americana fino al 2006, attraversando fasi di boom e recessione. Il suo mandato fu il secondo più lungo nella storia della Fed, superato solo da quello di William McChesney Martin.
La sua dichiarazione più famosa risale al 5 dicembre 1996, quando, parlando delle difficoltà della politica monetaria, si chiese se l’“esuberanza irrazionale” non stesse gonfiando eccessivamente i valori degli asset finanziari. I mercati interpretarono la frase come un avvertimento su una sopravvalutazione delle azioni, dando il via a una serie di realizzi sulle principali piazze borsistiche mondiali. Tuttavia, il rally proseguì fino allo scoppio della bolla dot-com nel 2001.
Appena 69 giorni dopo il suo insediamento Wall Street fu travolta dal crollo del Black Monday del 19 ottobre 1987, quando il Dow Jones Industrial Average perse il 22,6% in una sola seduta, il peggior ribasso giornaliero della sua storia. Il giorno successivo – ricorda Cnbc – Greenspan rassicurò i mercati dichiarando che la Fed era pronta a fornire tutta la liquidità necessaria a sostenere il sistema economico e finanziario, riducendo i tassi a breve termine per favorire il credito bancario. La strategia adottata da Alan Greenspan contribuì a rassicurare i mercati dopo il crollo del 1987 ed evitare una recessione e una crisi bancaria. Nel giro di due giorni il Dow Jones recuperò oltre metà delle perdite subite durante il Black Monday. Quel successo contribuì a fargli guadagnare il soprannome di “Maestro”. Negli anni successivi, tuttavia, alcuni critici attribuirono proprio alla sua politica monetaria accomodante — il cosiddetto “Greenspan put”, ossia la disponibilità della Fed a intervenire per calmare le turbolenze dei mercati — parte delle condizioni che avrebbero poi favorito la Great Recession.
Nel marzo 1996 la rivista Fortune arrivò a titolare “It’s His economy, stupid” e “In Greenspan We Trust”, sottolineando quanto fosse diventato centrale il suo ruolo nell’economia americana, persino durante la presidenza di Bill Clinton. Dopo il difficile avvio del 1987, Greenspan guidò la Fed attraverso due recessioni, la crisi finanziaria asiatica del 1997, il default russo del 1998, il salvataggio dell’hedge fund Long-Term Capital Management, gli attentati dell’11 settembre 2001 e il boom e successivo crollo della bolla Internet tra la fine degli anni Novanta e il 2001. Durante tutto il suo mandato mantenne come priorità il controllo dell’inflazione più che la promozione della piena occupazione. I sostenitori gli attribuiscono il merito di aver presieduto il più lungo periodo di espansione economica della storia americana. I detrattori, invece, sostengono che i bassi tassi d’interesse mantenuti per anni abbiano contribuito alla formazione della bolla immobiliare che sarebbe esplosa nella Grande Recessione, poco dopo che il suo successore Ben Bernanke aveva assunto la guida della banca centrale.








