La nuova Federal Reserve di Kevin Warsh debutta all’insegna della continuità sui tassi di interesse: ha mantenuto stabile, con decisione unanime, il costo del denaro americano nella fascia compresa tra il 3,50% e il 3,75 per cento. Ma i vertici della Fed hanno corretto significativamente la loro rotta, il cosiddetto “dot plot”, prevedendo in crescente numero una stretta anti-inflazione nel 2026.

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Il comunicato della Banca centrale, nel cancellare espliciti riferimenti di forward guidance, ha abbadonato il precedente “bias”, la predilezione, per allentamenti pro-crescita. Dal testo è svanito il riferimento ad «aggiustamenti ulteriori» nei tassi, tradizionale indicatore di potenziali tagli. Warsh, un tempo falco sui tassi, non aveva fatto mistero durante la campagna per essere scelto da Donald Trump alla guida della Fed, di prediligere adesso se possibile proprio riduzioni del costo del denaro, in linea con le preoccupazioni della Casa Bianca. Un quadro economico oggi segnato da tenuta dell’espansione e carovita galoppante gli ha però legato le mani.

Nove dei 19 partecipanti al meeting della Banca centrale (su 18 in realtà, perchè Warsh si è sottratto al dot plot) hanno pronosticato almeno un rialzo dei tassi entro fine anno. Nessuno aveva effettuato una simile previsione in occasione del precedente vertice di marzo. Otto credono in tassi fermi mentre a ipotizzare un taglio è rimasto solo un esponente contro 12 in passato. Goldman Sachs ha parlato di «svolta a favore dei falchi», definendo «stretto il margine per evitare rialzi» dei tassi.

Warsh ha ammesso i dilemmi: «L’inflazione è nettamente superiore agli obiettivi ma realizzeremo, senza ambiguità, una stabilità dei prezzi», ha promesso alla conferenza stampa di debutto davanti alle sfide più immediate. Ha sottolineato che l’aggiornamento Fed dell’outlook sull’economia vede in media quest’anno anzitutto un’inflazione Pce che accelera al 3,6% dal 2,7 finora indicato, con un Pil al passo appena ritoccato al ribasso al 2,2% e una disoccupazione vicina all’attuale livello del 4,3 per cento. Una performance così riassunta con dal comunicato stesso della Fed: «L’attività economica si espande a passo solido nonostante elevate incertezze, in parte per il conflitto in Medio Oriente. L’inflazione rimane elevata rispetto all’obiettivo del 2%, in parte riflettendo shock dell’offerta».

Il maggior vento di cambiamento si è così respirato nelle dichiarazioni di Warsh su ambiziose riforme alla Banca centrale, anticipate da quell’iniziale comunicato sotto la sua egida che ha definito «più breve e semplice». Ha annunciato la creazione di cinque task force: comunicazione, riduzione degli asset Fed, uso di dati e fonti, produttività e lavoro (compresa Ai) e struttura dell’inflazione (che vorrebbe più sterilizzata).

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