Aumentare il fatturato di 120 milioni in quattro anni, raddoppiare i dipendenti diretti e indiretti, ingrandire significativamente il parco mezzi e ampliare gli spazi coperti di magazzino. È il progetto che Geodis Italia, divisione tricolore dell’omonimo gruppo francese di logistica (che, a sua volta fa capo a Sncf), ha messo in campo, con l’arrivo alla sua guida (nell’ottobre scorso) del country manager Maurizio Bortolan. È lui stesso a spiegare come l’azienda intende muoversi sul territorio, puntando sulla policy One face, ossia un approccio integrato che unisce le linee di business operative in Italia (freight forwarding, road transport e contract logistics) per offrire ai clienti un unico punto di contatto.
Per l’Italia, spiega il manager «abbiamo fissato traguardi di crescita molto chiari, in vista del 2030. Entro quell’anno, l’azienda punta a passare dagli attuali 380 milioni di euro di fatturato a 500 milioni ma anche ad ampliare il proprio network di magazzini da 600mila a 700mila metri quadrati: 100mila metri quadrati in più, che prenderemo in affitto. A livello operativo, poi, è prevista un aumento dela flotta di truck gestiti direttamente, che salirà dai 130 di oggi a 200. Il tutto con investimenti superiori ai 50 milioni di euro».
Le linee di business che Geodis Italia sviluppa a livello nazionale, prosegue Bortolan, «sono tre: il freight forwarding, che si concentra sul trasporto con navi, aerei e treni; l’european road transport, che attiene al trasporto intermodale di merce con spostamenti su mezzi pesanti; e il contract logistics che riguarda la gestione di megazzini. All’interno di questi comparti abbiamo una serie di specializzazioni: chemical & gas, con la gestione integrale della supply chian, fino alla consegna finale; high tech (frigoriferi, televisori, impianti stereo e così via, ndr), con il più grosso polo di elettronica in Italia, vicino a Piacenza, in un magazzino da 200mila metri quadrati; defence & aerospace, con i trasporti fatti per il settore militare; e pharma & luxury, che è la linea vertical su cui abbiamo una presenza ancora abbastanza limitata alla parte di movimentazione aerea, mentre vogliamo sviluppare anche la capacità di trasportare questi prodotti via gomma».
Con la strategia One face, «che abbiamo deciso di perseguire a livello global – aggiunge – prevediamo di avvicinare moltissimo le tre linee di business, in modo da presentarle in maniera integrata ai nostri clienti. In un momento in cui la situazione geopolitica ha mutato i flussi di merce dagli stretti di Suez e Hormuz, i clienti sono sempre meno interessati al prezzo dei noli o al fatto che la movimentazione preveda un magazzino, un trasporto aereo o uno ferroviario; hanno bisogno, invece, di un operatore che fornisca loro una soluzione completa, end to end».
Bortolan spiega, poi, che la crescita prevista in Italia non sarà «solo dimensionale: puntiamo a un’espansione qualitativa che integri intelligenza artificiale e automazione guardando alla sostenibilità, sia dal punto di vista economico che nell’ottica di transizione verso una logistica green. Abbiamo, sotto questo profilo, degli obiettivi molto sfidanti: vogliamo ridurre del 42% le emissioni entro il 2030. Questo significa sfruttare anche carburanti differenti da quelli inquinanti ma vuol dire anche trasferire la merce da gomma a rotaia, altrimenti non riusciremo a raggiungere questo obiettivo».












