Non sono disabili, ma persone con disabilità. L’inclusione non è solo un fatto economico, ma un percorso per il sostegno durante tutto il corso della vita. Le risorse, tuttavia, non sono un aspetto secondario. Il ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli, rivendica una visione complessiva della gestione della disabilità, non meramente economica, ma non sottovaluta affatto la necessità di avere, e redistribuire, i fondi necessari per mettere a terra le politiche del suo ministero. Al Festival dell’Economia di Trento, sollecitata da Alberto Faustini, rivendica l’attività di «tirare per la giacchetta, fin dall’inizio del mandato, il ministro Giorgetti». E rilancia. «Da qui in avanti», dice con un sorriso, «tirerò con maggiore forza».
Per evitare le insidie della prossima legge di bilancio, l’ultima della legislatura. «Ce la metterò tutta per avere, come sempre, le maggiori risorse possibili per ripartirle alle persone con disabilità e alle loro famiglie. A cominciare dalla richiesta di aumentare il fondo per il caregiver familiare. C’è una legge in discussione in Parlamento che ritengo fondamentale per dare dignità alle persone curate e a chi le cura. Attualmente la dotazione è di 257 milioni. Mi impegnerò, anche nella legge di bilancio, per chiederne un aumento dei fondi».
Alla richiesta dei sindaci che mercoledì, qui a Trento, avevano reclamato più risorse per l’erogazione dei servizi di welfare sul territorio, il ministro risponde in maniera conciliante: «Anche io dico che ci vogliono più risorse. Però serve anche un investimento culturale. La richiesta d’aiuto dei sindaci probabilmente riguarda tutte le aree di intervento e tutti i trasferimenti, non solo la spesa sociale che, purtroppo, è spesso in fondo all’elenco delle cose da fare. Serve però anche un cambio di passo perché a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale, si pensi a mettere al primo posto le persone».
Un salto di qualità e un cambio di mentalità, prima di tutto. Non ancora realizzato a dieci anni dalla legge 112 del 201, nota come “Dopo di noi”. «C’è bisogno di fare di più – ha detto il ministro – perché se non iniziamo a invertire l’ordine delle priorità e a vedere il tema delle persone come un investimento e non come un costo, non andiamo da nessuna parte».
Un assist per suor Veronica Donatello, responsabile del settore disabilità della Cei. «Bisogna ripartire dai progetti di vita per le persone. Bisogna garantire i diritti, ma soprattutto dare opportunità. La disabilità non è una vocazione. Il futuro appartiene a tutti. Alla Cattolica di Milano studiano 4mila persone con disabilità. Bisogna favorire i percorsi di vita, dare opportunità di lavoro e predisporre percorsi di autonomia. Serve il durante e il dopo. Servono progetti per l’inserimento nella società».




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