Storie Web mercoledì, Maggio 20

Il suo Paese di origine, conteso tra Turchia e Grecia, gli ha anche trasmesso un senso di spaesamento e impermanenza che ha poi influenzato le sue creazioni. «All’epoca a Cipro la mia gente aveva sempre la valigia fatta, doveva sempre essere pronta a scappare, come adesso la gente a Gaza o in Libano», ha ricordato. Ecco quindi la sua collezione “transformer” del 2000, dove le seggiole diventano valigie, i coprisedie diventano vestiti e il tavolino si trasforma in gonna.

Gli abiti transformer sono poi diventati un leit-motif delle collezioni di Chalayan, che ha anticipato l’automazione con i vestiti che cambiano forma da soli e ha disegnato abiti che si sciolgono sotto la pioggia rivelando un altro vestito sottostante.

Dal video con Tilda Swinton presentato al Padiglione turco alla Biennale di Venezia del 2005 alla mostra alla Royal Academy di Londra, dai costumi e scenografie realizzate per la danza contemporanea a Sadler’s Wells alle installazioni per il museo di Shanghai, Chalayan ha sempre cercato e trovato nuove forme di espressione. Le sue creazioni fanno parte della collezione permanente del Victoria & Albert Museum, del Metropolitan Museum of Art e del Musée des Arts Décoratifs.

«Quello che mi dà maggiore soddisfazione è la sfida, cerco sempre progetti difficili e anche costosi da realizzare – ha ammesso -. Ho avuto la fortuna di trovare committenti disposti a lasciarmi sperimentare, ma adesso nel clima attuale è tutto più difficile».

Negli ultimi anni Chalayan ha smesso di fare collezioni stagionali e fa solo collaborazioni con brand scelte per la loro capacità di innovare, sia nel lusso come la francese Vionnet o nella sportswear come la coreana Kolon. E’ stato creative director di Puma per cinque anni, riuscendo ad abbinare sperimentazione (come gli accessori parte integrante degli abiti), sostenibilità e successo commerciale.

Condividere.