Storie Web martedì, Maggio 19

Non lo dicono esplicitamente, ma a questa altezza dell’evoluzione dell’AI, Google si è liberata dal fantasma di OpenAI e, dopo anni passati a inseguire, ora può mostrare l’ecosistema più maturo e coerente. Quattro anni dopo la nascita di ChatGPT e dieci dopo l’annuncio del cambio di strategia per diventare «AI First», il CEO Sundar Pichai, nel corso di un incontro in anteprima con i giornalisti pre-Google I/O 2026, ha dettato quella che sembra la nuova legge dell’era del «progresso iper-accelerato», usando i token — i «mattoni» con cui lavora un modello di intelligenza artificiale — come unità di misura. Soltanto due anni fa — ha spiegato il CEO più pagato della Silicon Valley — i server elaboravano 9,7 trilioni di token al mese; lo scorso anno la cifra era balzata a 480 trilioni. «Oggi, quel volume è cresciuto di quasi sette volte, raggiungendo la quota astronomica di oltre 3,2 quadrilioni di token mensili generati su tutte le piattaforme dell’azienda». L’ecosistema per gli addetti ai lavori non è da meno: oltre 8,5 milioni di sviluppatori costruiscono applicazioni usando i modelli Google mensilmente, e le sole API elaborano circa 19 miliardi di token al minuto.

Ma è sul fronte dell’utilizzo consumer che Google consolida il suo dominio. L’azienda vanta oggi 13 prodotti che superano il miliardo di utenti e ben cinque di questi hanno oltrepassato la soglia dei 3 miliardi. L’intelligenza artificiale non è più solo un esperimento confinato ai laboratori, ma una realtà che muove miliardi di persone e dati su scala globale.Ma è sul fronte dell’utilizzo consumer che Google consolida il suo dominio. L’azienda vanta oggi 13 prodotti che superano il miliardo di utenti, e ben cinque di questi hanno oltrepassato la soglia dei 3 miliardi.

L’intelligenza artificiale non è più solo un esperimento confinato ai laboratori, ma una realtà che muove miliardi di persone e dati su scala globale.

I numeri di Google.

L’app dedicata a Gemini ha visto il proprio pubblico esplodere: dai 400 milioni di utenti attivi dell’anno scorso, oggi ha superato i 900 milioni, con un volume di richieste giornaliere moltiplicato per sette. Sul fronte creativo, i modelli di generazione di immagini, chiamati «Nano Banana», hanno già sfornato oltre 50 miliardi di immagini. Tuttavia, sostenere questa insaziabile fame di calcolo richiede risorse titaniche. Pichai ha concluso il suo quadro mettendo in luce l’enorme sforzo finanziario affrontato per l’infrastruttura. Se solo quattro anni fa, nel 2022, la spesa in conto capitale (capex) di Google si attestava a 31 miliardi di dollari, quest’anno l’investimento previsto sarà sei volte superiore, raggiungendo l’incredibile cifra di 180-190 miliardi di dollari. Un impegno colossale che getta le basi fisiche e tecnologiche per l’alba della nuova «era degli agenti». E dopo i numeri veniamo alle novità di questo Google I/O, che sono molte.

Nasce Gemini Omni per la creatività multimediale

Debutta Gemini Omni Flash, il primo nato della famiglia «Omni», un modello nativamente multimodale progettato per unire la capacità di ragionamento tipica di Gemini alla pura creazione di contenuti. La vera rivoluzione promessa da Omni risiede nell’interazione e nella flessibilità degli input. Il sistema è infatti in grado di generare video ad alta definizione partendo da qualsiasi combinazione di elementi: immagini, testo, audio o altri video preesistenti. Una volta generato il filmato, l’utente non deve fare altro che «conversare» con l’intelligenza artificiale per modificarlo. Tramite semplici comandi testuali in linguaggio naturale, è possibile trasformare lo sfondo, aggiungere nuovi personaggi, applicare stili cinematografici o alterare l’azione stessa, mantenendo una coerenza fisica dei movimenti, della gravità e dei fluidi che, a detta di Google, supera i limiti dei modelli precedenti.

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